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E-commerce, quanto ci costi: 360 euro solo per la consegna

Ecco quanto spendono gli italiani tra siti e app di food delivery, intanto i negozi chiudono

di Giovanni Vasso -


La “passione” per l’e-commerce ci costa caro come le spese di consegna. E non solo perché i negozi fisici, specialmente le piccole attività di quartiere, ormai sono alla canna del gas. Ma proprio in termini di spesa. Stando ai conti pubblicati dagli analisti di Bravo, fintech specializzata nella ristrutturazione del sovraindebitamento, la “consegna a domicilio” può arrivare a costarci fino a 360 euro all’anno. Una vera e propria “tassa sulla comodità” che, mai come adesso in tempi di crisi, rincari e paure, aggrava le spese delle famiglie e dei cittadini.

E-commerce quanto ci costi

I dati sono eloquenti. Le spese di spedizioni, mediamente, ammontano da sole a 6,12 euro. Non rappresentano un problema per i consumatori, evidentemente. Gli italiani che compulsano i siti di e-commerce sono 35,2 milioni. Di questi, poco meno di 26 milioni comprano online almeno una volta al mese. Facendo due conti, si può arrivare a spendere, solo per la consegna, fino a 73,44 euro l’anno. Oltre, chiaramente, al prezzo dei beni che si acquistano di volta in volta. La voce più “solida” per le spese di consegna, nemmeno troppo a sorpresa, è ancora un’altra. Le app di cibo pronto che viene recapitato a domicilio dai rider. Che, spesso e volentieri come le cronache hanno dimostrato, non vivono esattamente nel lusso.

Il salasso del food delivery

L’affare, ovviamente non per loro ma per chi organizza e coordina le piattaforme, c’è. Eccome. Qui il costo medio per la consegna è pari a tre euro. La media di utilizzo di queste app, invece, è molto alta. Si parla di almeno 1,5 utilizzi a settimana. Che fanno 78 “ordini” in 52 settimane. Per un totale di 234 euro. L’equivalente di un’ottima cena romantica per due. Un “tesoretto” che viene invece investito per farsi portare la pizza, o il panino oppure il sushi, direttamente a casa. I più scafati riescono a limitare le spese sottoscrivendo abbonamenti di consegna che, tutto sommato, consentono loro di risparmiare qualcosina. Gli altri, invece, non indugiano tra offerte e strategie di risparmio. E così, specialmente ai più affezionati della consegna a domicilio, la spesa può arrivare a salire complessivamente, tra app e e-commerce, fino a 400 euro l’anno. Un costo che, effettivamente, è esorbitante.

E i negozi spariscono dai centri storici

Il problema è che la consegna a domicilio, e più in generale l’e-commerce, ha un costo che non è solo economico. E che impatta pure sul cittadino. Davvero crediamo che le strade del centro delle nostre città siano più belle senza più vetrine illuminate, senza negozi sfavillanti? Ogni anno le organizzazioni di categoria tengono il conto dei caduti. Intendendosi, va da sé, il numero delle serrande che restano abbassate. La desertificazione commerciale, ha tuonato Confcommercio nelle scorse settimane, accelera. In 14 anni, dal 2012 a oggi, hanno già chiuso i battenti ben 156mila punti vendita. “Le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale”, affermando i commercianti. Consapevoli del fatto che il digitale, purtroppo, non è un affare per piccoli. Ma, contrariamente a una narrazione completamente sballata, l’e-commerce è dominato da pochissime aziende che fatturano milioni, se non miliardi (come Amazon). Drenando risorse e contribuendo a far perdere, insieme ai posti di lavoro, anche i punti di riferimento delle città e dei centri storici, sempre più costellati da b&b e negozi gestiti da stranieri.


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