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Economia

Emergenza carburante aerei, rifornimenti limitati in 4 scali: ecco cosa succede

Le restrizioni, valide al momento fino al 9 aprile, riguardano Milano Linate, Venezia Marco Polo, Bologna Guglielmo Marconi, Treviso Canova

di Angelo Vitale -


Emergenza carburante negli aeroporti: l’allarme lanciato da Air Bp colpisce gli scali di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. Razionamento del cherosene fino al 9 aprile: voli a rischio e sotto l’ombra della crisi in Medio Oriente.

L’emergenza carburante

Il sistema del trasporto aereo italiano già affronta gli effetti della crisi più volte annunciata. Una vera e propria carenza di jet fuel. Il colosso energetico Air Bp Italia ha ufficialmente comunicato limitazioni drastiche nelle forniture di carburante per quattro scali strategici, innescando il timore di ritardi e disagi per migliaia di passeggeri.

Chi è Air Bp e perché il suo annuncio è cruciale?

Chi ha alzato la bandiera rossa dell’emergenza carburante? Air Bp è la divisione dedicata all’aviazione della multinazionale britannica British Petroleum, uno dei “giganti” dell’energia mondiale.

In Italia, Air Bp non è un semplice venditore, ma un pilastro logistico. Gestisce lo stoccaggio e l’erogazione di carburante in decine di aeroporti. Quando Air Bp emette un notam (un avviso ufficiale ai piloti) per limitare i rifornimenti, non parla solo a nome proprio. Sta segnalando un “collo di bottiglia” che mette in crisi l’intera infrastruttura del Nord e Centro Italia.

Gli aeroporti coinvolti dal razionamento

Le restrizioni, valide al momento fino al 9 aprile, riguardano nello specifico Milano Linate, Venezia Marco Polo, Bologna Guglielmo Marconi, Treviso Canova.

Le cause: l’incognita Hormuz e la filiera del “jet fuel”

Il rifornimento di un aereo è un processo invisibile ai passeggeri, ma estremamente complesso. La crisi attuale dipende dal malfunzionamento della catena che porta il jet A-1 (il cherosene aeronautico) dalla raffineria alle ali dell’aereo.

L’approvvigionamento globale. Gran parte del greggio destinato alle raffinerie europee transita per lo Stretto di Hormuz. Le tensioni geopolitiche in quell’area hanno rallentato i flussi marittimi.

Lo stoccaggio locale. Ogni aeroporto ha dei depositi – serbatoi di scalo – gestiti da operatori come Air Bp. Quando le scorte scendono sotto il livello di guardia e le navi cisterna in arrivo sono bloccate, il fornitore deve “chiudere i rubinetti” per evitare l’esaurimento totale.

La logistica “into-plane”. È la fase finale in cui il carburante viene pompato nell’aereo. Con i nuovi limiti, Air Bp ha stabilito dei “tetti di rifornimento” (ad esempio, massimo 2mila litri a Bologna), obbligando i piloti a fare i conti con il contagocce.

Come funziona il contingentamento: chi ha la priorità?

Non tutti i voli sono colpiti allo stesso modo. Air Bp ha stabilito criteri rigidi per gestire le scorte residue.:

Priorità assoluta a voli ambulanza, voli di Stato e missioni di soccorso.

Voli a lungo raggio. Gli aerei con tratte superiori alle 3 ore hanno la precedenza per garantire il completamento delle rotte internazionali.

Il nodo Venezia. Al “Marco Polo” la situazione è così critica che ai piloti è stato raccomandato il tankering. Devono atterrare con già a bordo il carburante necessario per la ripartenza, per non gravare sui serbatoi dello scalo.

Cosa rischiano i passeggeri?

Sebbene non si registrino ancora cancellazioni di massa, lo scenario per chi viaggia è incerto.

Soste tecniche. Alcuni voli potrebbero dover fare scali non previsti in altri aeroporti – dove il carburante è disponibile – per fare rifornimento.

Ritardi operativi. Le procedure di carico contingentato sono più lente e possono far slittare gli orari di decollo.

Rincari sui biglietti. Con il prezzo del cherosene che fluttua violentemente (attorno ai 195 dollari al barile), le compagnie potrebbero introdurre “fuel surcharges” (supplementi carburante) anche sui voli già prenotati.


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