Terre rare, gas, transizione verde e aerospazio, i temi al centro del summit alla Farnesina
La miglior difesa è l’accordo e l’alleanza passa dal Nord: l’Italia, col Business Forum Italia- Norvegia alla Farnesina, punta (anche) sull’Artico e oggi sarà siglato un accordo che rafforza la partnership economica e strategica tra i due Paesi, agli antipodi dell’Europa. Da Oslo a Roma i dossier aperti sono tanti. C’è, ovviamente, il tema dei temi ossia quello dell’energia. La Norvegia è uno dei fornitori più strategici di petrolio e gas dopo la fine dei commerci con la Russia. E l’intesa, però, ha bisogno di rafforzarsi anche altrove. Come rassicura Confindustria. Che, col vicepresidente Giorgio Marsiaj, delegato al settore sempre più rilevante dell’aerospazio, ha segnalato che l’alleanza economica e strategica va ampliata e rafforzata per quanto riguarda “transizione energetica, la cantieristica, la blue economy, la meccanica avanzata, l’aerospazio, lo spazio e la difesa”. Se si parla di questo, chiaramente, non si può non citare quello che è il (vero) elefante nella stanza.
Italia e Norvegia: così lontane eppure così bisognose l’una dell’altra
E non solo nei rapporti tra Italia e Norvegia. Bensì tra Europa e resto del mondo. Il nodo, va da sé, delle cosiddette terre rare. A farlo è stata la ministra Cecilie Myrseth, titolare delle deleghe al Commercio e alle politiche industriali del governo di Oslo. Che ha detto: “Oggi è il momento della cooperazione, il momento per rafforzare i legami tra noi, tra il nord e il sud. I cambiamenti geopolitici, la sicurezza energetica, i cambiamenti tecnologici molto rapidi rendono il partenariato oggi più importante che mai e possiamo rafforzare la competitività, creare nuovi posti di impiego e creare delle società più resilienti, più lungimiranti”. Dopo aver spiegato di ritenere che “questo forum tra l’Italia e la Norvegia porterà ad una grande occasione per rafforzare la collaborazione in settori importanti, penso a quello energetico”, ha affermato che sulle terre rare e i materiali critici “dobbiamo fare molto di più con i nostri alleati. Noi possiamo certamente sfruttare queste industrie, che certamente non saranno critiche se non le sfruttiamo insieme”. Non è per nulla banale.
Il nodo delle filiere
Le filiere delle terre rare sono, per lo più, in mano alla Cina. E l’Europa, che punta (ancora) sul green mentre cerca di dotarsi di nuove centrale nucleari, ha bisogno di trovare alleati affidabili capaci di fornire le materie prime necessarie con quell’affidabilità che, ad oggi, né il Dragone né tantomeno la Russia (che rimane strategica nelle supply chain per l’energia atomica) possono garantire.
“In un periodo di instabilità geopolitica, sfide energetiche e rapido sviluppo tecnologico, una più stretta cooperazione tra i paesi europei è più importante che mai. Norvegia e Italia hanno molto da guadagnare dal rafforzamento dei legami economici”, ha sentenziato Myrseth. Che non è mica arrivata a Roma da sola. Ad accompagnarla, infatti, c’era il gotha del sistema economico e produttivo nordico.
Chi c’era a Roma
C’erano i dirigenti delle società energetiche di Equinor, Corvus e Statkraft, specializzata nelle rinnovabili. Poi Norsk Hydro, impresa leader nell’alluminio. Il colosso delle vernici Jotun e Dnv Maritime, azienda specializzata nella quantificazione del rischio e della classificazione delle navi. Quindi la gran sfilata della Difesa: da Nammo (aerospazio) fino a Kongsberg sia nella divisione navale (Maritime) che in quella aerospaziale (Defence & Aerospace). Non è un caso se il primo accordo annunciato a margine del forum sia stato quello sottoscritto, appunto, da Konsgberg e gli italiani di Drass che si occupano proprio di tecnologia sottomarina.
Tajani suona la carica
“Serve un’industria della difesa forte; occorrono joint venture con altri Paesi NATO per costruire una strategia comune”, ha affermato il vicepremier Antonio Tajani che ha aperto col suo intervento il forum tra Italia e Norvegia. La miglior difesa è l’accordo, appunto. Al business forum partecipano, come hanno fatto sapere dalla Farnesina, circa 200 rappresentanti istituzionali e imprenditoriali e oltre 90 aziende italiane e norvegesi. I lavori si concentreranno sulle opportunità di collaborazione nella transizione energetica, nel marittimo verde, nella difesa e nella sicurezza delle infrastrutture, con particolare attenzione alle energie rinnovabili, al nucleare, allo spazio e alle nuove tecnologie. E alla Difesa, aggiungiamo noialtri. Che è il nodo primario del mondo che verrà. Dagli accordi di ieri e soprattutto dal patto che sarà sottoscritto domani, si punta a trovare l’energia (appunto) per far sprintare i numeri dell’interscambio tra le due sponde, Nord e Sud, d’Europa. Stando ai numeri degli industriali, infatti, nel 2025 il valore delle interazioni economiche tra i due Paesi è stato pari a 6,1 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto al 2024 con un segnale, più che positivo (+17%) relativo all’export italiano in Scandinavia.