La lezione di Eni all’Europa delle mille paure
Descalzi mette un tetto (anche) alle bollette. L'Ue costretta a inseguire Trump
Ci ha preso gusto, Eni. Dopo aver imposto il tetto ai carburanti, costringendo gli altri a inseguire, ora Claudio Descalzi ha lanciato l’offensiva pure sulla bolletta. Con la società partecipata Plenitude, infatti, il Cane a Sei Zampe promette un’offerta irripetibile: sconto del 30 per cento su luce e gas e prezzo bloccato per ventiquattro mesi. Due anni. In pratica, hanno fatto sapere da San Donato Milanese, “questo sconto vale circa cento euro all’anno sul contratto gas e altrettanto per quello luce, per un totale di circa 200 euro per i clienti che scegliessero entrambe le forniture”.
Eni, oltre al marketing c’è (molto) di più
È una precisa strategia che va oltre il marketing. Ma il nome l’hanno azzeccato: Eni per l’Italia. E “punta a sostenere le famiglie italiane in una fase caratterizzata dall’aumento dei prezzi dell’energia, attraverso una proposta competitiva che attualmente si posiziona tra le più convenienti sul mercato”. Ora la palla passa nel campo dei concorrenti. Così come è già avvenuto per diesel e benzina.
Il tetto funziona
Il tetto funziona. Le lunghe file che, ieri ancora, hanno popolato i distributori del Cane a Sei Zampe lo dimostrano. E c’è poco da ragionare. Eni ha lanciato la sfida, finora l’hanno raccolta Ip e, nella mattinata di ieri, anche Q8. Un’altra azienda “pubblica”, che appartiene alla monarchia del Kuwait. Un’altra impresa “integrata” che cura, cioè, l’intero ciclo di produzione dall’estrazione fino alla vendita al dettaglio. Passando, naturalmente, per la raffinazione. La politica, e farebbe male a non farlo, gonfia il petto d’orgoglio: è la petro-diplomazia italiana che funziona e dà i suoi frutti. I meriti, però, spettano pure a Descalzi che ha deciso di mettere un tetto ai costi e un freno ai rincari.
L’applauso di Confindustria
Applaude anche Emanuele Orsini, capo di Confindustria, che ringrazia: “Credo che sia molto positivo, credo di avere un di avere un prezzo fisso comunque aiuti. Detto questo serve come Paese, come Europa, in un momento così complesso geopolitico di quello che accade attorno a noi di rendersi più autonomi energeticamente, che è quello che chiediamo un po’, che è quello che comunque stiamo cercando di costruire col governo”. Il non detto è naturalmente il riferimento al nucleare, da un lato, e alle rinnovabili dall’altro. Ingabbiate, queste ultime, nelle maglie della solita burocrazia che, da Bruxelles fino agli uffici tecnici comunali, ghermisce e tiene la mordacchia allo sviluppo del Paese.
Ma l’Ue non sa che fare (e ha paura)
La differenza con quanto accade in Europa è notevole. Quel povero diavolo del signor Dan Jorgensen non sa più che pesci prendere. Prima ha ipotizzato tagli alla domanda, ieri ha profetizzato un inverno gelido. Il problema, però, è che la dis-unione in questo sciagurato continente è pure sugli approvvigionamenti. E c’è chi, come i “frugali”, di gas non ne ha abbastanza mentre Paesi come l’Italia, che si son mossi per tempo, hanno già riempito gli stoccaggi e non attendono altro che i pompaggi. Peccato che ci sia in atto una sorta di guerra fratricida nella Vecchia Europa per cui chi di gnl non ne ha abbastanza è pronto a mettere fior di quattrini per tentare di soffiare i rifornimenti degli altri. Insomma, è il solito tutti contro tutti.
Trump fa tremare Bruxelles
Altro che Unione. Jorgensen, a completamento di questo spettacolo poco edificante, s’è ritrovato pure il nuovo siluro di Donald Trump. Che, in ambasce per le mid-term che perderà (eccome, se le perderà) ha ipotizzato una sorta di blocco all’export del diesel americano. In pratica ha svelato che Bruxelles, che ha fatto tanto per liberarsi dalla dipendenza da Mosca, è finita a dipendere dalle raffinerie americane. Meno male che il segretario Usa all’Energia Wright ha sostanzialmente smentito l’ultima mattana dell’inquilino della Casa Bianca. Altrimenti saremmo tornati di nuovo alle domeniche senza traffico, all’austerity degli anni ’70 così da rinverdire i ricordi dei più nostalgici compulsatori di social network.
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Una lezione per l’Europa?
La via che Eni ha indicato all’Italia è quella che, in teoria, dovrebbe (e potrebbe) percorrere anche l’Europa. Lasciare agli operatori di mercato la scelta: extraprofitti o prezzi bloccati. Contestualmente, come i controlli e i sequestri della Finanza a Roma, aumentare la vigilanza sui prodotti scadenti (26mila litri sotto i sigilli solo ieri) che affollano il mercato dei beni petroliferi. Del resto, se i numeri hanno la testa dura, quelli dell’Istat rivelano che, solo in Italia, il prezzo degli energetici è salito, in un anno del 67,7% solo ad agosto scorso. E quello delle forniture di luce e gas è lievitato del 26,3 per cento nello stesso periodo. I margini per agire ci sono. Quelli per disperarsi, come fa quel povero diavolo di Jorgensen, no.
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