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Economia

La farsa di Cgil, Cisl e Uil per il “nuovo patto sociale”

Per anni una corresponsabilità sistemica, consapevole e burocratica nella precarizzazione di intere generazioni di lavoratori

di Angelo Vitale -

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri


Chiedono un “nuovo patto sociale” con la solennità cerimoniosa dei padri della patria, ma si dimenticano sistematicamente di menzionare che sul verbale del disastro c’è la loro firma.

Le responsabilità di Cgil, Cisl e Uil

La richiesta di restaurare una coesione perduta viene direttamente dai vertici di quella “triplice” sindacale che per decenni ha recitato la parte del difensore dei deboli.

Peccato che la realtà racconti una storia diametralmente opposta: quella di una corresponsabilità sistemica, consapevole e burocratica nella precarizzazione di intere generazioni di lavoratori.

Il perché della giungla contrattuale odierna, svelando il peccato originale delle relazioni sindacali: la difesa ipertrofica degli insider a spese degli outsider.

Per anni, una forza contrattuale di Cgil, Cisl e Uil concentrata quasi esclusivamente sulla tutela del “nucleo duro” dei già garantiti e, in misura sempre più preponderante, sulla vasta platea dei propri iscritti pensionati.

La stabilità del lavoratore standard, blindata e vissuta come una vera e propria “polizza assicurativa”.

Il premio di questa polizza?

Interamente scaricato sulle spalle dei giovani, delle donne e degli immigrati. Per non intaccare le garanzie storiche del blocco protetto, le sigle sindacali hanno accettato una flessibilizzazione selvaggia “al margine”.

Le statistiche Isfol Plus inchiodano questa narrazione a una menzogna strutturale. I dati longitudinali dimostrano l’esistenza di una spietata “trappola della precarietà”: solo il 16,4% di chi ha un contratto a termine riesce a transitare verso un impiego stabile nel giro di un anno.

Il restante 83,6% rimane impantanato nel fango dell’instabilità o scivola direttamente nella non occupazione. Dopo tre anni, il 60% dei dipendenti a termine, degli apprendisti e degli interinali è ancora prigioniero dello stesso limbo contrattuale.

È la cosiddetta “tattica dell’accerchiamento”, una progressiva contaminazione del mercato del lavoro.

Nel frattempo, cosa faceva la burocrazia sindacale?

La risposta, nella sua stessa mutazione genetica in “sindacato dei servizi”. Giganteschi gestori di scartoffie: uffici sindacali, caf e patronati diventati sportelli di assistenza individuale, preferendo monetizzare e gestire burocraticamente permessi di soggiorno, disoccupazioni e vertenze individuali. Una gestione clinica del danno.

Questa ritirata strategica ha lasciato sguarniti i settori più feroci del decentramento produttivo: la logistica, le catene di subappalto, il lavoro domestico di cura e il caporalato agricolo.

Di fronte ai “nuovi schiavi”, la presenza sindacale tradizionale è stata storicamente assente o drammaticamente inadeguata. Prima di chiedere un nuovo patto sociale, questi signori dovrebbero scusarsi. Ma i burocrati, si sa, non chiedono scusa: preferiscono chiedere un altro tavolo.

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