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Femminicidio Ilaria Sula: chiesto l’ergastolo

Uccisa l'anno scorso, nascosta in una valigia, scaricata in un dirupo

di Elizabeth Costello -

Ilaria Sula


La richiesta di ergastolo per l’ex fidanzato di Ilaria Sula segna uno dei passaggi più importanti del processo per il femminicidio della studentessa di 22 anni uccisa a Roma nel marzo dell’anno scorso.

Il femminicidio di Ilaria

Nell’aula bunker di Rebibbia, la Procura ha ribadito le accuse contro Mark Samson, unico imputato nel procedimento, contestandogli l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi futili e dall’occultamento di cadavere.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’aggressione a Ilaria Sula nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma, dove il giovane viveva con la famiglia.

Dopo l’omicidio, il corpo della ragazza nascosto in una valigia e successivamente gettato in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina.

Gli inquirenti hanno ritenuto centrale anche il comportamento mantenuto dall’imputato nelle ore successive al delitto. Il gip ha infatti parlato di “forte autocontrollo e lucidità”, sottolineando come Samson abbia continuato a inviare messaggi dal telefono della vittima per far credere ad amici e familiari che fosse ancora viva.

L’inchiesta

Durante le indagini sono emersi ulteriori elementi investigativi approfonditi dalla polizia scientifica. In un nuovo sopralluogo effettuato nell’appartamento del delitto, gli agenti hanno sequestrato anche il computer personale di Mark Samson per analizzare comunicazioni, ricerche e contenuti digitali utili alla ricostruzione del rapporto con Ilaria Sula e delle ore precedenti all’omicidio.

Le tracce di sangue della vittima sarebbero state trovate nella camera da letto del ragazzo, mentre gli investigatori hanno cercato di chiarire eventuali incongruenze nella confessione resa dall’imputato.

Il ruolo della madre dell’omicida

Nel fascicolo giudiziario è entrata anche la posizione della madre di Samson, indagata per concorso nell’occultamento di cadavere. La donna avrebbe ammesso agli investigatori di avere aiutato il figlio a ripulire l’abitazione dalle tracce di sangue dopo il delitto.

Un elemento che ha rafforzato il quadro accusatorio delineato dalla Procura di Roma. La sentenza del processo è attesa nelle prossime settimane, mentre la famiglia di Ilaria continua a chiedere “vera giustizia” per la giovane studentessa della Sapienza.


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