Si è conclusa senza progressi sostanziali la seconda giornata di colloqui trilaterali sulla guerra in Ucraina ad Abu Dhabi tra i negoziatori di Kiev, Washington e Mosca. “Non sono stati facili”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aggiungendo che il suo Paese vorrebbe vedere progressi più rapidi. L’unico risultato concreto raggiunto è costituito dallo scambio di prigionieri. In un post su X, Zelensky ha confermato l’accordo: “Stiamo riportando a casa la nostra gente: 157 ucraini. Combattenti delle Forze Armate, della Guardia Nazionale e del Servizio di Guardia di Frontiera dello Stato. Soldati, sergenti e ufficiali. Insieme ai nostri difensori, stanno tornando anche i civili. La maggior parte di loro era in prigionia dal 2022”.
Il nodo dei territori e la prudenza di Witkoff
Mosca mirava a portare a casa subito il riconoscimento del Donbass come parte della Russia, ma la cosa non è avvenuta. Il Cremlino considera cruciale la questione territoriale.
L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha assicurato che le trattative tra russi e ucraini “continueranno e si prevedono ulteriori progressi nelle prossime settimane”. “C’è ancora molto lavoro da fare”, ha ammesso Witkoff, parlando di “colloqui di pace costruttivi”.
Macron prepara la telefonata con Putin
Il presidente francese Emmanuel Macron vuole telefonare al suo omologo russo Vladimir Putin, ma i preparativi per la conversazione richiederanno diversi giorni. A riferirlo è la Tass, citando una non meglio specificata fonte francese. In precedenza, la rivista L’Express aveva riportato che il consigliere diplomatico di Macron, Emmanuel Bonne, si trovava nella capitale russa il 3 febbraio per incontrare il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov. A dicembre scorso, dopo il vertice Ue a Bruxelles, l’inquilino dell’Eliseo aveva affermato che era giunto il momento per l’Europa di riprendere il dialogo con la Russia.
Secondo il Wall Street Journal, i governi europei si starebbero preparando alla guerra con la Russia, ma una simulazione strategica condotta a dicembre e i cui risultati sono stati divulgati ieri, avrebbe dimostrato che non sono pronti.
Armi all’Ucraina
L’invio di armi all’Ucraina è rientrato prepotentemente nel dibattito politico italiano dopo lo strappo tra il generale Roberto Vannacci e la Lega. I deputati del Carroccio Edoardo Ziello e Rossano Sasso, considerati vicini a Vannacci, hanno firmato un emendamento al cosiddetto decreto Ucraina che chiede la “soppressione totale dell’impegno da parte del governo dell’autorizzazione all’invio di nuove forniture ed equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative di Kiev”. La bocciatura dell’emendamento da parte del centrodestra potrebbe trasformarsi nel viatico per la loro adesione a “Futuro nazionale”, il neo partito dell’ex vicesegretario leghista. “Ne prenderemo atto, vedremo, del doman non v’è certezza”, hanno tagliato corto Ziello e Sasso davanti alle telecamere in piazza Montecitorio.
Il dibattito interno alla Lega
“L’emendamento contiene un grande contenuto politico di coerenza, noi siamo coerenti, infatti, con quanto affermato dal nostro partito per tanti mesi, dicendo basta all’invio delle armi: passiamo dalle parole ai fatti e votiamo no”, hanno spiegato i due deputati che a metà gennaio, in Aula, già avevano votato contro la risoluzione di maggioranza. “Se si leggono le sue ultime dichiarazioni, la linea adottata da Salvini – ha sottolineato Ziello – era di contrarietà all’invio di armi a Kiev e rimaniamo a quanto dichiarato da Salvini e pubblicato dalla stampa. Sulla base anche di queste dichiarazioni noi passiamo dalle parole ai fatti e presenteremo un emendamento”. Una mossa astuta che punta a stanare il vicepremier, mettendolo di fronte a una scelta di campo netta.
La sfida a Salvini
“Inviare altre armi a Kiev allontana la conclusione del conflitto, aumenta le tragiche morti sul campo e peggiora le condizioni economiche della nostra Nazione sempre più esposta al caro energia che morde, inesorabilmente, i risparmi degli italiani”, ha sostenuto Edoardo Ziello.
I due vogliono anche che vengano desecretate “le liste del materiale militare precedentemente inviato” e che “le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani”. A loro si è già aggiunto il deputato del Misto, Emanuele Pozzolo, passato con Vannacci.