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Politica

Garantismo e civiltà giuridica non sono barattabili

di Giuseppe Ariola -


È bastato che un minimo di garantismo e una riflessione di civiltà giuridica si riaffacciassero sulla scena, grazie al ministro Carlo Nordio e al presidente dei penalisti italiani Francesco Petrelli, perché qualcuno, tra politici, magistrati e avvocati, storcesse il naso. Il concetto espresso da Nordio e Petrelli è molto semplice. Può accadere, come infatti si verifica, che alcune sentenze di condanna, in particolare quelle successive a due assoluzioni consecutive, in qualche modo aggirino il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio. D’altronde, se non bastano neanche due assoluzioni a far venire quantomeno il dubbio che un imputato sia innocente è davvero difficile immaginare cosa altro possa sollecitare qualche titubanza. Eppure, non per tutti è così. Nonostante la recente riapertura del caso del delitto di Garlasco, al quale il ministro della Giustizia e il presidente delle Camere Penali facevano rifermento, ponga dubbi giganteschi sulla colpevolezza di Alberto Stasi.

Il caso del delitto di Garlasco

Condannato in via definitiva pur essendo stato assolto in primo e secondo grado. Il fatto stesso che ci sia un nuovo indagato per l’omicidio, a prescindere che questo sia o meno colpevole, è la dimostrazione di come già nel corso dei processi a carico dell’allora fidanzato della vittima qualche elemento di perplessità circa la sua colpevolezza sarebbe dovuto emergere. Quello che però fa specie è che quasi si faccia finta di non vedere come ciò sia dovuto, almeno in parte, anche a un rapporto di non perfetta equità tra accusa e difesa. Anche perché il messaggio che comunemente si tende a far passare è che chi rappresenta lo Stato, quindi la magistratura – tanto quella inquirente quanto quella requirente – sia a prescindere, se non nel giusto, quantomeno in buona fede.

Pratica e teoria non sempre coincidono

Magari fosse davvero sempre così. Purtroppo, invece, la realtà ci consegna uno spaccato ben diverso, in cui talvolta trovano spazio dinamiche distorte. Rapporti non necessariamente lineari e all’insegna della trasparenza nelle procure e tra gli stessi pubblici ministeri. E proprio il caso di Garlasco offre uno spunto di riflessione in tal senso. L’ex procuratore Mario Venditti è indagato a Brescia. Anche per fatti relativi all’archiviazione, per molti eccessivamente frettolosa, della posizione di Sempio nel 2017. Oltretutto, sempre attorno a questa circostanza, è spuntato fuori un altro elemento che contribuisce a rendere molto di quanto ruota attorno alle diverse inchieste sull’omicidio di Chiara Poggi una sorta di giallo nel giallo.

La civiltà giuridica e alcune prassi opache

Tra le tante cose, un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia. L’incartamento contiene un appunto scritto a mano con le indicazioni per correggere la bozza della richiesta di archiviazione della posizione di Andrea Sempio. Spunti poi puntualmente recepiti nell’istanza definitiva. L’interesse degli inquirenti pavesi è, adesso, individuare l’autore delle annotazioni in questione. Ma a destare non poche perplessità è la circostanza per la quale i carabinieri del Nucleo informativo non avrebbero avuto “titolo per disporre del provvedimento in bozza”. E a fare specie è anche il fatto che l’appunto in questione fornisca indicazioni circa l’esposto presentato a Milano nel 2016 dalla mamma di Alberto Stasi contenente indagini private su Sempio.


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