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Economia

Il coraggio di Leone disarma la Ue e i cortocircuiti di Bruxelles

Il Pontefice contro il riarmo a spese di scuola e salute mentre in Cina si certifica la fine della centralità europea

di Giovanni Vasso -


Leone disarma l’Ue. E lo fa proprio mentre attorno a Donald Trump e Xi Jinping le loro corti di Ceo, mandarini e capi d’impresa festeggiano una tregua, commerciale e ballerina, che non farà altro che rilanciare la corsa delle due potenze al primato globale. Ciò mentre l’Europa, va da sé, rimane a guardare. E a sperare.

Così Leone disarma la Ue

Il pontefice ieri ha tenuto un’importante lezione all’Università La Sapienza di Roma. Un incontro che sarà ricordato, davvero, a lungo. Se, in tutto il mondo, tambureggia sempre più minaccioso lo zang-tumb-tumb del riarmo, Papa Leone ha messo i governi di tutto il mondo (e d’Europa) di fronte alle loro responsabilità. “Nell’ultimo anno è cresciuta la spesa militare nel mondo, in particolare in Europa è stata enorme”, ha notato Leone. Che ha tuonato: “Non si chiami Difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezze, che depaupera investimenti in educazione e salute, che smentisce la fiducia nella diplomazia”. A Ursula von der Leyen saranno fischiate le orecchie.

Le contraddizioni di Bruxelles

Leone, di nome e pure di fatto, ha messo Bruxelles di fronte alle sue tragiche contraddizioni. Aiuti “mirati e temporanei” per l’energia, e dunque per le famiglie e le imprese, un intero piano Safe ultra-miliardario accordato agli Stati membri per rifarsi gli arsenali, depauperati dalla guerra in Ucraina. No alla sospensione del Patto di Stabilità, che incide sugli investimenti pubblici, e sommamente lo fa proprio nei settori citati proprio dal pontefice, sì agli scostamenti per le armi. Un cortocircuito pesante per l’Ue che si fonda politicamente sul fatto di aver “garantito la pace” per 80 e passa anni al Vecchio Continente. Reso ancora più insopportabile se si pensa al fatto che Bruxelles sembra disposta a sacrificare ciò che l’ha resa se non grande almeno diversa dal resto del mondo. E cioè il welfare. Pur di riarmarsi fino ai denti.

Il paradosso di Scaroni (e di Hormuz)

Come se farlo, adesso, servisse davvero a qualcosa. “Inutile che l’Ue pensi al suo esercito, alla sua politica estera se è così dipendente energeticamente per cui bastano tre settimane di mancanza di importazioni e siamo a terra e vediamo che ogni shock che avviene poi ci colpisce direttamente”, ha sentenziato Paolo Scaroni, presidente Enel, al Sustainable Economy Forum 2026 di San Patrignano. Nemmeno il più scintillante e apocalittico razzo supersonico potrà cancellare decenni di scelte sbagliate. Se è vero, come afferma Scaroni e come stiamo (purtroppo) verificando da tempo, che basta chiudere Hormuz per ridurre l’Ue, letteralmente, alla canna del gas.

Trump in Cina, la fine dell’Europa

L’Europa, anzi la Ue, si comporta come una vecchia signora del mondo di ieri. Eppure, da Zweig, non ha imparato granché. Crede che tutto ruoti attorno a lei ma l’incontro a Pechino tra Cina e Stati Uniti ha certificato che sullo scacchiere internazionale non conta granché. Trump s’è portato in Asia i Ceo di Big Tech: da Musk a Hwuang, il “capo” di Nvidia. Chip, intelligenza artificiale, automotive. Delle cose che contano, si parla lontano dall’Ue. Costretta a seguire gli eventi per comprendere cosa rispondere, domani, alle imprese cinesi che vorranno venire qui a investire sostituendosi, di fatto, a quelle americani (ed europee), in viaggio verso gli Usa. Un po’ quello che potrebbe succedere con Stellantis (che rafforza la produzione negli States) e l’offerta di Byd per gli stabilimenti di Cassino e, addirittura, Mirafiori.

Non ci resta che aggrapparci a Sua Santità

A tanto s’è arrivati. E, se è questa la situazione, bisognerebbe ripartire dalle basi e non dal riarmo. Anche perché le tecnologie per fare la guerra, oggi più che mai, son tutte degli altri. Se è vero, come lo è, che le battaglie – come dice il Ceo di Anduril Brian Schimpf – saranno sempre più “una questione di software”. Roba per robot (e i cinesi li fanno meglio di tutti) e intelligenza artificiale (e qui ci sono gli americani). Non ci resta, in un mondo impazzito, che il coraggio di Leone che, oltre alla Ue, disarma tutti: “Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito militare e civile affinché non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto avviene in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto tra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. Ecco, appunto.


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