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Politica

Dal sogno di Mattei al declino di Tempa Rossa

di Alessandro Scipioni -


​La verità, prima o poi, torna a galla, ma spesso lo fa con il sapore amaro della beffa. L’inchiesta trasmessa recentemente da Report sui giacimenti petroliferi di Tempa Rossa, in Basilicata, non ha soltanto palesato l’esistenza di infrastrutture nel cuore del Sud Italia; ha avuto il merito più grande di documentare il fallimento della sovranità energetica nazionale.

​Tempa Rossa è il giacimento di petrolio più ricco dell’Europa occidentale. Eppure, l’Italia fa l’ospite in casa propria. La gestione è saldamente nelle mani della francese Total e dell’inglese Shell. Un’assurdità sotto gli occhi di ogni automobilista. In casa nostra estraiamo petrolio, ma al contempo lo paghiamo alla pompa come se lo importassimo dall’altro capo del mondo, dominati dalle oscillazioni di un mercato che non controlliamo.

Perché se produciamo petrolio il cittadino italiano non gode di alcun vantaggio? I cittadini di tutti i paesi produttori beneficiano dei vantaggi derivati dalla produzione nazionale. Perché gli italiani no?

La risposta risiede in una gestione che somiglia ad una colonizzazione. Ci facciamo depredare da interessi stranieri nel drammatico silenzio della nostra politica, mentre nazioni come l’Azerbaigian o i paesi del Golfo usano le proprie risorse per proteggere l’economia interna.

​Per capire come siamo arrivati a questo punto, bisogna evocare un nome che oggi risuona come un monito. Quello di un vero nazional-popolare, Enrico Mattei. Fu lui a coniare il termine sprezzante Sette Sorelle per indicare il cartello delle grandi compagnie che dominavano il mercato nel dopoguerra. Mattei non lottava solo per il greggio, ma per rompere un monopolio geopolitico. La sua missione era dare all’Italia l’autonomia necessaria per non essere più una colonia energetica, trattando direttamente con i paesi produttori. La sua morte misteriosa nel 1962 segnò la fine di quel sogno. Vedere oggi la Shell gestire i nostri pozzi sembra una sconfitta postuma per Mattei; siamo andati dove lui non voleva che finissimo.

​L’inchiesta aggiunge il sospetto che la Shell venda petrolio a Israele con il placet italiano. Mentre la diplomazia ufficiale invoca la pace, il sottosuolo lucano alimenterebbe la macchina bellica, rendendo l’Italia complice silenziosa di strategie decise altrove. È un richiamo storico che fa tremare le vene ai polsi.

La Shell era la storica concorrente della Sinclair Oil, legata al delitto di Giacomo Matteotti. Allora come oggi, il petrolio si intreccia con segreti di Stato e interessi di potere.

​Tra riserve d’oro depositate all’estero e pozzi svenduti, l’Italia sembra aver smarrito la bussola dell’interesse nazionale. Seguiamo le briciole di una narrazione assurda, senza accorgerci che abbiamo ceduto ad altri il timone del nostro destino come nazione.

Abbiamo compreso davvero cosa sta accadendo o siamo solo spettatori passivi di un’eredità che ci viene defraudata da sotto i piedi?


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