Oltre il pregiudizio di Giannini: perché il “bluff” è solo della Sinistra
Il "bluff" di Giannini su Repubblica: tra numeri referendari e realtà politica, ecco perché la narrazione della sinistra è un miraggio autoreferenziale
C’è un’arte sottile nel trasformare una consultazione referendaria in un funerale politico celebrato prima ancora che il corpo sia freddo. Massimo Giannini, dalle colonne di Repubblica, non si smentisce e lancia il carico pesante:
“Dopo la disfatta referendaria, scoperto il bluff meloniano: una premier sopravvalutata, un Governo di impresentabili.”
Parole forti, quasi definitive. Eppure, osservando i numeri e la temperatura reale del Paese, sorge il dubbio che il vero “bluff” sia proprio questa narrazione autoreferenziale che scambia i desideri dei salotti per la volontà delle piazze.
La matematica del desiderio
Vedere il 47% di consensi a un quesito referendario e gridare alla “disfatta” totale richiede una discreta dose di equilibrismo logico. Stiano sereni lui e tutti i sinistri: non è che se uno ha votato NO, allora improvvisamente si è innamorato della Schlein o di Conte. Scendete dal pero: la realtà è un’altra cosa. E su!
L’atto di definire l’attuale compagine governativa un insieme di “impresentabili” configura un’evidente rimozione del principio di legittimazione democratica. Si omette di considerare che il mandato deriva da una libera scelta del corpo elettorale. Quest’ultimo, storicamente, ha manifestato una crescente insofferenza verso un sistema di potere mediatico e politico che, per un lungo periodo, ha preteso di esercitare una sorta di egemonia culturale, stabilendo i criteri di “idoneità” all’azione di Governo. Di conseguenza, la tesi di una premier “sopravvalutata” appare come l’ennesimo esercizio di una narrazione solipsistica, in cui la realtà politica viene sistematicamente subordinata ai propri desiderata.
Il mito del “Campo Largo” e le contraddizioni grilline
È curioso vederla parlare di “disfatta referendaria” come se fosse il certificato di morte di un progetto politico. Ora, improvvisamente, l’esito referendario cambierebbe le carte in tavola e la Schlein – nel suo mitico campo largo, presentato come l’età aurea – diventa la regina indiscussa del regno.
Al suo fianco un Conte che, tra mille giravolte, banchi a rotelle, monopattini e il suo ministro della giustizia Bonafede, ha la soluzione a tutto.
La realtà non si decide in redazione
Siamo serii. Un referendum non è una rivoluzione e un editoriale non sostituisce il consenso popolare. Il centro destra non ceda di fronte a una sinistra che si crede superiore, ma è solo un bluff.
Il Paese reale non ha bisogno di narrazioni livorose, ma di concretezza. Quella concretezza che, a quanto pare, a sinistra hanno smarrito tra un talk show e una pretesa di superiorità morale ormai fuori tempo massimo.
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