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Giardì porta a Milano una cucina vegetale golosa che rottama l’insalatina punitiva

di nicola santini -


A Milano la cucina vegetale ha smesso da tempo di chiedere scusa, e Giardì lo dimostra con una sfacciataggine gastronomica che fa bene al genere umano, già provato dalle insalate punitive. In via Napo Torriani 3, vicino alla Stazione Centrale, il ristorante di Tommaso Coppola e Michela lavora su un’idea precisa. Plant based qui evita la faccia triste del sacrificio e arriva in tavola goloso colorato, accessibile, con una cucina espressa che cerca il piacere.

Coppola viene da esperienze importanti, anche stellate, ma da Giardì tiene alla larga l’aria sacerdotale dello chef che deve educarti mentre tu vorresti soltanto mangiare. Il locale conta venticinque posti interni, venti nel dehor e una cucina a vista che mostra il passaggio dalla materia prima al piatto finito. Il design essenziale guarda a certi indirizzi londinesi, più che al solito bistrot milanese con la pianta grassa piazzata per fare coscienza ambientale. La formula copre la giornata dalla colazione alla cena.

Il menù primaverile

La primavera entra nel menù con ortaggi trattati con mano allegra e mestiere. La Wild Mediterranean Bowl unisce riso integrale, azuki, lenticchie beluga, zucchine, fagiolini, cipollotto, piselli, basilico, mandorle tostate e tzatziki, con scrambled Vegg o proteine di legumi. Il Puf Toast punta su pane tostato, funghi arrosto, spinaci saltati, tahina, miso e pistacchio, con una vena umami che spazza via l’idea mesta del toast salutista. La Protein Caesar Crunchy restituisce dignità all’insalata grazie a not-getts, ceci, tahina, pane croccante e arachidi tostate, mentre Pure Veg usa tortillas di mais, gazpacho, ragù vegetale, tzatziki e cavolo marinato per dare al pranzo un carattere più vivo.

Giardì a cena

A cena il passo cambia. Gli gnocchi di patate arrivano con pesto di pistacchio, spinaci, zucchine, fagiolini, cipollotto, piselli, pistacchio e limone, con una cremosità che nasce dalla materia vegetale e dal condimento. Il Roasted Cauliflower gioca sul cavolfiore arrosto con salsa sweet and spicy, riso integrale, lenticchie beluga, azuki e cipolla croccante, ricordando che il cavolfiore, in mani capaci, può smettere di evocare una punizione scolastica. Tra i piatti simbolo resiste l’Uao Burger, con double patty, bun, cheddar vegetale, cavolo viola, salsa DCB, insalata, patate arrosto al rosmarino e mayo veg. Joe Bastianich lo ha incoronato veggie burger più foodish di Milano nel programma Foodish su TV8, ma il piatto regge anche tolta la patina televisiva, perché cerca il morso e la gratificazione. Mondegreen porta in tavola mondeghili vegetali con legumi, broccoli, patate, gazpacho, patate dolci e maionese alle erbe, recuperando Milano da una porta laterale.

Giardì convince quando tiene insieme accessibilità e cura, due parole ormai sfinite che qui trovano almeno una prova nel piatto. La cucina vegetale diventa democratica perché parla anche agli onnivori e concede al benessere una forma appetitosa. Il merito del locale sta nel lasciare che a parlare siano consistenze, cotture e salse.

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