L’Avvocato del Popolo e il Sindaco di New York: Lezioni di Diritto d’Oltreoceano
Il cortocircuito transatlantico tra il sindaco Mamdani e Giuseppe Conte: quando lo slogan politico ignora le regole basilari del diritto internazionale
Giuseppe Conte e il diritto internazionale ridotto a infografica
Il diritto internazionale è sempre stato una materia austera, da studiare sui pesanti manuali del Conforti e da discutere nelle aule accademiche. Oggi, nell’era della spregiudicatezza social, le complesse norme sui trattati e sulle immunità diplomatiche si sono definitivamente trasformate in materiale da intrattenimento, buone per essere allegate a una grafica da dare in pasto all’algoritmo.
L’ultimo mirabile esempio di questa transizione dall’esegesi giuridica alla propaganda da bacheca ci viene offerto da Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle, già professore di diritto privato, ha deciso di sposare e rilanciare con entusiasmo una suggestiva infografica recante il marchio del Fatto Quotidiano. L’oggetto del desiderio retorico? Le roboanti dichiarazioni del sindaco di New York, Zohran Mamdani, il quale si è detto prontissimo a far scattare le manette ai polsi di Benjamin Netanyahu qualora il Premier israeliano osasse mettere piede all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Perché l’arresto di Netanyahu poggia sul nulla
Un brivido di giustizia universale deve aver percorso la schiena dei follower, subito pronti a celebrare il coraggio del primo cittadino della Grande Mela. Peccato solo che, dal punto di vista prettamente legale, l’intera impalcatura poggi sul nulla cosmico. Qualsiasi studente al primo anno di giurisprudenza saprebbe far notare che gli Stati Uniti non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma e non sono membri della Corte Penale Internazionale. Ma anche volendo ignorare questo dettaglio, esiste un piccolo ostacolo storico chiamato Headquarters Agreement del 1947: un trattato internazionale che garantisce l’immunità e l’inviolabilità assoluta ai capi di Stato in visita presso la sede centrale dell’ONU. Pensare che la polizia locale di New York possa fare irruzione nel distretto internazionale di Turtle Bay per eseguire un arresto ordinato da un sindaco è un’ipotesi che si colloca a metà strada tra il cinema d’azione hollywoodiano e il delirio giurisdizionale.
Il diritto internazionale come elastico retorico
Tuttavia, il vero capolavoro comunicativo si compie pochi istanti dopo. Con la disinvoltura dei grandi attori del teatro politico, il Professore dismette i panni del megafono d’oltreoceano per indossare nuovamente la toga del moralizzatore europeo, pubblicando una nota di rara durezza contro il Governo e le istituzioni continentali:
“Non si tratta di avere coraggio, ma di dimostrare dignità politica e rispetto del diritto internazionale. Invece l’Europa e il nostro Governo continuano ad andare avanti fingendo di avere una benda sugli occhi. Dopo che il Governo di Netanyahu ha realizzato un genocidio, ucciso oltre 20mila bambini e portato avanti guerre illegali che stanno mettendo in ginocchio le nostre economie non riescono nemmeno a imporre il minimo sindacale delle sanzioni ai coloni… dovremmo stracciare a tutti i livelli gli accordi militari e commerciali con Israele.”
Il contrasto è sublime. Richiamare solennemente il “rispetto del diritto internazionale” nello spazio di un mattino, subito dopo aver legittimato una falla giuridica macroscopica come quella del sindaco sceriffo di New York, richiede una destrezza dialettica non comune. Il diritto cessa di essere un sistema di regole certe e diventa un elastico: si tira al massimo quando serve per inchiodare gli avversari alle proprie responsabilità morali, e si ignora del tutto quando c’è da cavalcare la fantasia pop-populista della piazza globale.
La strategia del target emotivo
La strategia, in fondo, risponde alle logiche ferree del target emotivo. A un elettorato stanco e indignato non si parla con la complessità dei passaggi diplomatici o con i vincoli dell’unanimità necessari a imporre sanzioni in sede UE. Si parla per formule iperboliche e massimaliste (“stracciare gli accordi a tutti i livelli”), offrendo soluzioni drastiche a problemi drammatici. Quando non si possiedono gli strumenti reali per attuare le promesse fatte nei post, l’unica via di fuga efficace è alzare il volume dell’indignazione morale per coprire il vuoto della proposta pratica.
Giuseppe Conte e il tramonto dell’ortodossia giuridica
Vedere un giurista di lungo corso muoversi con tale spregiudicatezza tra i codici e la propaganda fa comprendere come la metamorfosi da professore universitario a influencer politico sia ormai completata con successo. Davanti a questa cattedra digitale, dove la realtà dei trattati cede sempre il passo al fascino di un mi piace, non resta che prendere atto del crollo dell’ortodossia giuridica. E, naturalmente, sorridere per non piangere.
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