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Editoriale

Gli Usa un po’ come l’Italia: la Corte Suprema blocca Trump sullo ius soli

di Adolfo Spezzaferro -


Gli Stati Uniti somigliano all’Italia, per certi versi. La sentenza con cui la Corte Suprema ha fermato il presidente Donald Trump sul tentativo di cancellare lo ius soli, ossia la cittadinanza per nascita, per i figli di immigrati irregolari dimostra che anche nella più grande democrazia del mondo i giudici possono rappresentare un contrappeso forte all’azione dell’esecutivo, fino a bloccarne i provvedimenti più simbolici. Trump aveva fatto della revisione dello ius soli una delle bandiere della sua campagna elettorale.

Il decreto firmato il primo giorno del nuovo mandato puntava ad abolire la cittadinanza automatica ai figli degli irregolari. La Corte, richiamando oltre un secolo di giurisprudenza e il XIV Emendamento, ha detto no, smontando l’impianto giuridico della Casa Bianca – la cittadinanza non può dipendere dallo status migratorio dei genitori. Attenzione, però. Nello stesso giorno gli stessi giudici hanno dato ragione al Potus sulle regole per gli atleti transgender e hanno liberalizzato il finanziamento delle campagne elettorali.

Segno che questa Corte Suprema non è “contro” il tycoon a prescindere. Piuttosto va preso atto che esiste un organo che interpreta la Costituzione e che, a seconda dei casi, può favorire oppure ostacolare l’indirizzo politico dell’amministrazione Usa. Certo, ciò che accade a Washington dimostra che – quando insorge – il conflitto fra potere giudiziario ed esecutivo non è un’anomalia italiana, né il sintomo di una democrazia malata. Rientra nelle regole democratiche.

È il riflesso di un equilibrio delicato tra poteri dello Stato, destinati fisiologicamente a entrare in collisione. Per Trump, però, diciamo che non è affatto un buon momento. E le elezioni di midterm incombono sempre più minacciose.


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