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Attualità

Il cambio di passo sul lavoro per attuare (tutta) la Costituzione

Ieri alla Camera i dati sulla sicurezza, gli impegni del governo partono (e tornano) alla Carta

di Cristiana Flaminio -


In una Repubblica che si pretende ancora fondata sul lavoro, così come da primo articolo della Costituzione, le parole del ministro Marina Elvira Calderone risultano davvero importanti. Un segnale della volontà di arrivare a un cambio di passo. È una visione, in fondo, che il governo non ha mai nascosto. E che è custodita (ovviamente inattuata), proprio nella Costituzione. Già, perché veniamo da anni di competizione, generale, al ribasso. Avallata da una precisa strategia economica di cui, nelle ultime settimane, ha ammesso il fallimento pure Mario Draghi che ne fu tra gli artefici. E non è banale dire, come ha fatto Calderone durante le comunicazioni alla Camera sul tema centrale della sicurezza sul lavoro, che “crescita economica e tutela della persona non sono obiettivi alternativi” aggiungendo poi che “la vera competitività non si costruisce comprimendo le tutele ma investendo su qualità, innovazione, competenze e valorizzazione del capitale umano”.

Lavoro, Costituzione e gli ostacoli ideologici

Una visione che, però, rifugge l’ottica marxiana – ancora predominante – che ritiene il rapporto tra imprese e lavoratori una sorta di eterna lotta (di classe, va da sé). “Bisogna avere fiducia nelle imprese, dobbiamo dare atto che l’imprenditoria italiana è costituita da tante aziende e imprenditori seri che rispettano le leggi, tutte le norme in materia di sicurezza sul lavoro”, ha spiegato il ministro. E cioè che il nostro tessuto produttivo è composto da tantissime aziende oneste e che a loro, che più di tutte hanno sofferto l’ondata “ribassista” in termini di salari e di tutele dei lavoratori, va dato credito. Ciò, però, non vuol dire mica che l’Italia sia un Paese dove tutto è rose e fiori, purtroppo. “Poi esistono anche le condizioni e situazioni in cui alcuni imprenditori non seguono gli obblighi – ha aggiunto Calderone – è per questo che esistono i controlli, e per questo noi lavoriamo affinché i nostri controlli siano sempre più efficaci e non è vero che le aziende vengono avvisate dieci giorni prima dell’arrivo degli ispettori”.

I numeri del Ministero del Lavoro

Già, i controlli. I numeri sono stati snocciolati proprio dalla titolare del Dicastero al Lavoro e alle Politiche sociali. Le attività ispettive di controllo sui luoghi di lavoro “sono passate da circa 100mila nel 2022 a oltre 157mila con un incremento superiore del 50%. Le sole attività ispettive dell’Ispettorato nazionale del lavoro sono più che raddoppiate nello stesso periodo, da 63.571 ispezioni nel 2022 a 130.579 nel 2025”. Ma non basta, perché si continuano ad assumere ispettori. “Il personale ispettivo complessivo è passato dalle 3.848 unità del 2021 alle 4.366 operative all’inizio del 2026”, ha affermato Calderone. Che ha aggiunto: “Sono già in corso le procedure concorsuali per avere nel complesso a regime oltre 1.700 unità aggiuntive di ispettori Inps e Inail rispetto alla consistenza iniziale”.

Primi risultati: “Ma non basta”

Cifre che hanno avuto conseguenze, nella lettura che ne fa il ministro: “Rispetto al dicembre del 2022, oggi a distanza di quattro anni, noi abbiamo al lavoro più di 1 milione di persone che sono sottoposte a regime di prevenzione rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda l’incidenza degli infortuni mortali, vediamo fortunatamente una regressione, per quelli che sono i numeri di incidenza per 100mila dipendenti”. C’è ancora tanto da fare, sia chiaro. E la stessa Calderone ne è consapevole: “Non è sufficiente, quello che deve essere l’obiettivo di tutti è ridurre il numero degli infortuni, e soprattutto una visione zero”. Non è mica una novità, l’obiettivo è quello di imprimere un cambio di passo importante. Che, partendo dalla Costituzione, a questa torni, attuandone (tutto) il dettato. Già, perché si comincia dall’alzare le retribuzioni, puntando forte sulla contrattazione collettiva evitando le trappole insite nella misura slogan del salario minimo, e poi si arriva alla legge sulla partecipazione. La Costituzione e il lavoro al centro.

La fine dello scontro?

Un punto preciso che vede l’impresa come comunità e non come luogo di scontro tra padroni e operai. Uno dei temi centrali della Costituzione in tema economico ma che è rimasto lettera morta. Almeno finora.
Intanto, dove le impostazioni culturali e giuridiche sono meno ideologiche, i numeri del governo (e le parole di Calderone) hanno sollevato reazioni positive. L’Ugl ha applaudito e la Cisl ha chiesto che si continui su questa strada pur rafforzando il confronto con le parti sociali. La sicurezza sul lavoro è un tema che non è per nulla banale. Specialmente se prova, come sembra, a caratterizzarsi come visione nuova, anzi antica, del valore fondante della Repubblica.


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