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Editoriale

Se Leone XIV cita Gandalf di Tolkien

di Adolfo Spezzaferro -


C’è qualcosa di profondamente moderno, e insieme antichissimo, nella scelta di papa Leone XIV di citare Gandalf nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas. Al di là del fatto che il Signore degli Anelli di Tolkien (che era un fervente cattolico) è la prova provata che le grandi storie continuano a essere uno dei luoghi in cui gli uomini cercano senso, speranza e orientamento, è importante la frase scelta dal Pontefice

“Non tocca a noi – dice Gandalf – dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo”. È una delle definizioni più efficaci della responsabilità umana nell’epoca dell’incertezza. Un messaggio attualissimo, che il Papa fa suo per sottolineare quanto oggi guerre, crisi economiche, rivoluzioni tecnologiche, polarizzazioni sociali e paure collettive alimentano una sensazione diffusa di insicurezza e di impotenza. Di fronte a problemi così grandi, molti si sentono spettatori passivi più che protagonisti. Ma il Santo Padre ricorda a tutti, fedeli e non, che non siamo chiamati a governare il corso della storia, ma a rispondere con responsabilità al tratto di strada che ci è stato affidato.

La citazione di Tolkien funziona alla grande, sul piano della comunicazione, perché stiamo parlando di uno degli autori che più hanno influenzato l’immaginario contemporaneo. Le sue opere hanno formato generazioni attraverso film, serie, fumetti, videogiochi e cultura digitale. Parlare attraverso Tolkien significa usare un linguaggio che molti comprendono immediatamente, senza però rinunciare alla profondità. Del resto, la narrativa del creatore della Terra di Mezzo è attraversata da temi che sono riconducibili al Cristianesimo: la lotta del bene contro il male, la tentazione del potere, la forza dell’amicizia, il valore della misericordia, la dignità dei piccoli.

Nel Signore degli Anelli non trionfa il più forte, ma chi resta fedele al bene quando tutto sembra perduto. E per un credente il bene è la fede. La vera novità è però che la Chiesa dimostra di sapere benissimo che la ricerca spirituale passa anche attraverso la cultura popolare. Le grandi saghe d’altronde sono da sempre luoghi nei quali milioni di persone elaborano domande morali ed esistenziali. Leone XIV ha colto l’universalità del messaggio di Tolkien con grande intelligenza pastorale. Ha costruito un ponte tra tradizione e immaginario contemporaneo, dimostrando che la fede dialoga con la cultura e aiuta sempre a riconoscere la verità, in qualsiasi modo e forma si palesi.

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