Guerra in Iran: raid israeliano uccide Ali Larijani
Al suo posto un uomo meno politico e più militare
Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, è stato ucciso in un raid israeliano. Il primo a dare la notizia è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Successivamente è arrivata la conferma del premier Benjamin Netanyahu: “Abbiamo eliminato Ari Larijani, ora gli iraniani hanno la chance di prendere in mano il loro destino”.
Chi era Ali Larijani
Larijani era considerato un fedelissimo dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei. Nei giorni scorsi si era rivolto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, minacciando di far pagare agli Usa un “prezzo altissimo” per i loro bombardamenti. “State attenti a non essere voi a scomparire”, aveva scritto su X. Poche ore prima dell’attacco che ha causato la sua morte, aveva fatto appello all’unità dei musulmani in un messaggio in sei punti in cui aveva criticato il fatto che nessun Paese islamico fosse “al fianco del popolo iraniano”. Il suo posto sarà preso ora dall’attuale speaker del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, meno “politico” e più “militare”.
Le vittime eccellenti dei raid di Israele e Usa
Sono almeno una dozzina i funzionari iraniani di primo piano morti finora nell’operazione congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele. Tra questi figurano almeno cinque alti comandanti militari. Tra i nomi di spicco quelli del ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, del comandante dei Guardiani della Rivoluzione Mohammad Pakpour e del capo di stato maggiore delle forze armate Abdolrahim Mousavi. La stessa sorte è toccata a Mohammad Shirazi, che dal 1989 era a capo dell’Ufficio militare della Guida suprema iraniana.
L’esercito israeliano ha anche rivendicato di aver eliminato in un’altra azione Gholamreza Soleimani, comandante delle forze paramilitari Basij, responsabili del contenimento delle proteste antigovernative infiltrate da agenti esterni. Caduto anche il suo vice, Qasim Qureshi. Colpiti diversi centri di comando e della logistica, tra cui un sito con centinaia di veicoli. L’obiettivo a cui mira Tel Aviv è velocizzare il “regime change”.
La pace è ancora lontana
La Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, durante una riunione ha affermato che “non è il momento giusto per la pace”, sottolineando che Stati Uniti e Israele devono essere sconfitti e risarcire la Repubblica islamica per i danni di guerra. A riferirlo è stato un funzionario iraniano di alto rango alla Reuters, citato da al-Arabiya.
“Gli assassinii politici condotti da Israele, in particolare quelli che colpiscono statisti e politici iraniani, sono attività davvero illegali al di fuori delle normali leggi di guerra”, ha denunciato il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan.
Giorgia Meloni sulla de-escalation
Il conflitto in Medio Oriente è uno dei temi affrontati dalla premier Giorgia Meloni nell’intervista a “Pulp Podcast” che sarà pubblicata domani alle 13. La presidente del Consiglio ha chiarito la posizione del governo italiano rispetto all’aggressione israelo-americana alla Repubblica islamica dell’Iran: “L’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation”. Meloni ha evidenziato come la crisi attuale si inserisca in un contesto più ampio di indebolimento delle istituzioni internazionali, con la moltiplicazione delle decisioni unilaterali. Tra le criticità, la premier ha messo in rilievo le difficoltà delle Nazioni Unite, incapaci di svolgere pienamente il ruolo di organizzazione garante dell’ordine internazionale.
La missione per lo Stretto di Hormuz e il perimetro di Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un collegamento con Tg4 “Diario del giorno”, ha parlato del “no” alla missione voluta da Trump per liberare lo Stretto di Hormuz: “I Paesi non hanno detto no a mettere in sicurezza Hormuz. Hanno detto no a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale, mentre invece ciò che auspicano tutti i paesi è una missione multilaterale internazionale che in qualche modo possa garantire la sicurezza a Hormuz”.
Secondo il ministro italiano, le Nazioni Unite dovrebbero mettersi “alla testa di questa cosa” e “poi a quel punto, probabilmente tutte le nazioni ma non soltanto quelle europee, non soltanto quelle della Nato, ma a quel punto anche tutte quelle asiatiche e l’India, parteciperebbero perché l’impatto energetico di Hormuz è principalmente verso l’Asia”.
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