Hormuz: garanzie a 40 miliardi, ma le navi non passano
La mossa finanziaria si scontra con una realtà operativa drammatica. Secondo i dati di monitoraggio marittimo, il traffico nello Stretto è fermo del 90%
Un “muro di dollari” – 40 miliardi – per tentare di riaprire le vene del commercio mondiale ma a Hormuz le navi non passano.
Negli Stati Uniti ufficialmente raddoppiate le garanzie assicurative per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz, portando il fondo di riassicurazione alla cifra record di 40 miliardi di dollari. Nonostante il pressig della Casa Bianca e l’ingresso in campo di giganti delle polizze come Berkshire Hathaway e Aig, il corridoio marittimo vitale per il 20% del petrolio mondiale resta un deserto liquido.
Ultimora: l’alleanza tra Dfc e i colossi di Wall Street
L’annuncio, arrivato nelle ultime ore dalla U.S. International Development Finance Corporation, segna con 40 miliardi una svolta aggressiva nella strategia di Washington per contrastare il blocco di fatto di Hormuz imposto dalle tensioni con l’Iran.
Al programma iniziale da 20 miliardi, gestito dalla Dfc, si sono aggiunti altri 20 miliardi garantiti da un consorzio di assicuratori privati di primissimo piano. Oltre alla già presente Chubb, hanno firmato l’accordo Travelers, Liberty Mutual Insurance, Starr e CNA.
L’obiettivo è chiaro: abbattere i premi assicurativi per “rischi di guerra” che nelle ultime settimane avevano reso i noli insostenibili, convincendo gli armatori a sfidare le minacce di droni e sequestri.
Il risultato: garanzie piene, rotte vuote
Tuttavia, la mossa finanziaria si scontra con una realtà operativa drammatica. Secondo i dati di monitoraggio marittimo, il traffico nello Stretto è crollato del 90%. “Le assicurazioni coprono il valore della nave, ma non garantiscono l’incolumità dei marinai né impediscono il sequestro del carico”, spiegano fonti del settore.
L’ultimo attacco alla portacontainer Msc Ishyka e l’affondamento della Safeen Prestige hanno agito da deterrente psicologico che nessuna polizza sembra poter compensare. Molti armatori, tra cui i principali player italiani e internazionali, continuano a preferire la circumnavigazione dell’Africa o l’attesa nei porti sicuri del Golfo di Oman, ignorando l’ombrello finanziario statunitense.
Requisiti rigorosi per le nuove polizze
Per accedere alla super-garanzia da 40 miliardi, le compagnie devono sottostare a controlli ferrei. La DFC richiede trasparenza totale sulla proprietà effettiva della nave (beneficial owners), sui caricatori e sulle rotte, nel tentativo di escludere traffici legati a entità sanzionate. Una burocrazia necessaria che però, in una situazione di emergenza bellica, rischia di rallentare ulteriormente la ripresa dei flussi energetici globali.
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