Hormuz, il retroscena dell’esodo navale. Ecco come le compagnie cercano di proteggere il mercato.
Hormuz, le compagnie parlano con “le forze militari”
Lo Stretto di Hormuz non è ufficialmente chiuso, ma è “tecnicamente impraticabile”. Con oltre mille navi bloccate e un valore di carico che supera i 25 miliardi di dollari, il commercio marittimo globale sta vivendo il suo momento più critico dal dopoguerra.
In questo scenario, le parole di Pierfrancesco Vago di Msc – le riporta ShippingItaly – rivelano una realtà che i telegiornali non raccontano. Le compagnie private “parlano” con “le forze militari” nell’area.
Il “telefono rosso” tra armatori e Marina Militare
Quello che Vago definisce “colloquio con la forza militare” è una sorta di protocollo di sicurezza nazionale. In Italia, questo coordinamento avviene attraverso il Cism, il Comitato Interministeriale per la Sicurezza Marittima.
Come funziona
Le compagnie – Msc, Costa Crociere e Grimaldi Lines (che ha la Grande Torino ferma alla fonda ad Abu Dhabi) – non decidono le rotte secondo interpretazioni aziendali ma ma ricevono “finestre di uscita” dai comandi navali.
Il ruolo di Aspides e Agenor
Le fregate della Marina Militare Italiana, inserite nelle missioni Ue, forniscono la cosiddetta “intelligence di rotta”. I militari monitorano i segnali Gps (spesso oggetto di spoofing iraniano) e guidano i mercantili fuori dai corridoi a rischio mine o droni.
Perché l’esodo navale da Hormuz è “controllato”
Se tutte le navi si muovessero contemporaneamente, lo stretto diventerebbe un imbuto mortale. L’esodo navale da Hormuz è scaglionato.
Giganti dello shipping come Maersk e Hapag-Lloyd hanno già deviato i flussi verso il Capo di Buona Speranza, accettando 14 giorni di ritardo pur di evitare Hormuz.
Le navi già interne al Golfo, come quelle di Cma Cgm, hanno ricevuto l’ordine di dirigersi verso “porti rifugio” sicuri, protetti dagli ombrelli missilistici delle coalizioni occidentali.
Senza il coordinamento militare, le assicurazioni dei Lloyd’s di Londra annullano le polizze. Trattare con i militari è dunque l’unico modo per non fallire finanziariamente in caso di attacco.
Chi presidia davvero?
Mentre l’Iran minaccia di “incendiare” chiunque attraversi lo stretto, la Marina Militare nazionale e gli alleati garantiscono il diritto di passaggio inoffensivo.
L’esodo controllato serve a evitare l’incidente diplomatico. Svuotare l’area riduce il rischio di “scudi umani” civili in caso di escalation totale, permettendo alle forze militari alleate di avere il campo libero per le operazioni di difesa attiva.
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