L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

I mercati mondiali ostaggio di Trump

di Lino Sasso -


L’apertura dei mercati finanziari globali conferma i timori degli analisti. La tensione geopolitica legata alle decisioni di Donald Trump sta influenzando pesantemente l’andamento dei mercati, ostaggio delle scelte della Casa Bianca. Questo vale in particolare per i listini energetici. Le borse asiatiche hanno registrato perdite diffuse, mentre in Europa e negli Stati Uniti prevale un clima di estrema cautela in attesa della scadenza dell’ultimatum all’Iran di martedì. Il vero termometro della crisi, però, è rappresentato dal petrolio. Il Brent crude oil ha sfiorato i 111 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) ha superato i 113 dollari nelle prime contrattazioni di oggi.

I timori di una nuova escalation

Un rally alimentato dal timore di una nuova escalation nel Golfo Persico, con lo spettro della chiusura ancora prolungata dello Stretto di Hormuz. Ma anche di possibili attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. Le conseguenze si riflettono già sull’economia reale, in particolare negli Stati Uniti. Il prezzo medio della benzina ha raggiunto i 4,11 dollari al gallone, segnando un aumento di quasi il 38% dall’inizio della crisi. Un dato che sta erodendo rapidamente il potere d’acquisto delle famiglie americane, incidendo sui consumi e sulla fiducia dei cittadini. Secondo le prime rilevazioni, la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi dal novembre 2023. Sempre più famiglie stanno riducendo le spese discrezionali per far fronte all’aumento dei costi di trasporto e carburante, con effetti diretti su commercio e servizi.

Le uscite di Trump tengono in ostaggio i mercati

Il rischio, tuttavia, è che la crisi si estenda ben oltre il settore energetico. Se il blocco del Golfo dovesse prolungarsi, i rincari del petrolio potrebbero trasmettersi rapidamente alla logistica e ai fertilizzanti, innescando una nuova ondata inflattiva sui beni alimentari. Uno scenario che preoccupa governi e banche centrali, già alle prese con un contesto economico fragile. In questo quadro, i mercati globali restano sospesi in attesa di sviluppi diplomatici e timori di escalation militare. A pesare particolarmente è proprio l’ultimatum lanciato da Donald Trump: da un lato c’è la possibilità di una de-escalation, dall’altro il rischio concreto di una crisi economica globale più profonda e prolungata. Il mondo finanziario, intanto, resta in attesa. E il prezzo dell’incertezza continua a salire, mentre i mercato globali bruciano miliardi.


Torna alle notizie in home