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Minori e social: non proibire, ma proteggere con regole nuove e responsabilità digitale

di Laura Tecce -

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Nel dibattito sul nuovo disegno di legge che punta ad alzare a 15 anni l’età minima per l’accesso ai social network, il rischio più grande è semplificare una questione complessa riducendola a uno scontro ideologico tra libertà e divieti. In realtà, la vera posta in gioco è la protezione dei minori in un ambiente digitale sempre più potente e invasivo. E talvolta pericoloso. I social non sono semplici strumenti di comunicazione: sono ecosistemi che influenzano comportamenti, relazioni ed emozioni. Consegnarli senza regole a bambini e preadolescenti, significa esporli anche a fenomeni come cyberbullismo, hate speech, isolamento sociale e fragilità emotive.

Identità digitale responsabile, la soluzione è prevenire

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscere che l’infanzia ha bisogno di tempi e spazi protetti. Alzare l’età minima di accesso può essere un primo passo necessario, ma non sufficiente: serve una visione più ampia che introduca responsabilità e consapevolezza nel mondo digitale. Per questo sarebbe necessario affiancare alle norme sui limiti di età l’introduzione di una “identità digitale responsabile”: un sistema che consenta l’accesso ai social attraverso identità verificate – magari attraverso un sistema collaudo come lo Spid – non per limitare la libertà di espressione, ma per rendere chiaro che anche online esistono diritti e doveri. Accanto a questo, si potrebbe inoltre introdurre inoltre un “codice reputazionale digitale”: in presenza di violazioni gravi – come minacce e incitamento all’odio – dovrebbe scattare la sospensione temporanea dell’identità digitale responsabile su tutte le piattaforme coinvolte.

Non una misura simbolica, ma concreta, capace di restituire sicurezza e responsabilità agli spazi digitali. Non possiamo più limitarci a inseguire i problemi quando sono già esplosi. Dobbiamo prevenirli. La vera modernità non è lasciare fare tutto, ma costruire regole intelligenti che accompagnino l’innovazione. Proteggere i minori nel mondo digitale non è una scelta ideologica: è una responsabilità educativa e civile che riguarda tutti noi.

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