“Il bene del popolo deve prevalere”: l’appello del Papa per il Venezuela
Dalla finestra del Palazzo Apostolico, Papa Leone XIV ha chiesto giustizia e pace per Caracas. Il richiamo alla sovranità, ai diritti umani e l’invocazione alla Madonna di Coromoto in un momento drammatico,
La voce che si alza nel silenzio assordante di San Pietro
Ieri, Piazza San Pietro si è riempita come ogni domenica per l’Angelus. Ma questa volta l’atmosfera è stata diversa. La tensione era tangibile nell’aria, la preoccupazione ben visibile negli sguardi di tutti i presenti. Poche ore prima, a migliaia di chilometri di distanza, Caracas si è svegliata sotto i bombardamenti. Papa Leone XIV si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico e le sue prime parole, dopo la preghiera mariana, vanno dritte al cuore della crisi venezuelana.
“Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela”. La voce del Pontefice tradisce un’emozione autentica, quella di chi ha seguito ora per ora le notizie delle esplosioni notturne, della cattura di Maduro, del caos che avvolge un popolo già stremato da anni di crisi economica e politica.
Il bene del popolo sopra ogni cosa
Ma è nelle parole successive che emerge tutta la forza morale del magistero petrino. “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione”. Non schierato con questa o quella fazione, il Papa sceglie la parte dei più deboli: i venezuelani comuni, quelli che da anni soffrono la fame, l’inflazione soffocante, la mancanza di medicine e di speranza.
Leone XIV prosegue in maniera ferma: “Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace”. Un appello che suona come un rimprovero tanto a chi ha bombardato quanto a chi ha governato con il pugno di ferro. La violenza, da qualunque parte venga, non può essere la risposta.
Sovranità e diritti: un equilibrio difficile
Il Papa tocca poi un punto delicato, quello della sovranità nazionale: “Garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione”. Parole che sono un chiaro richiamo al diritto internazionale, senza entrare nelle polemiche sulla legittimità dell’operazione americana. Il Pontefice non è un analista geopolitico, ma è un pastore che ricorda principi fondamentali: ogni nazione ha diritto alla propria autodeterminazione, ogni cittadino però ha diritto alla protezione delle leggi.
“Rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti”, prosegue Papa Leone, sottolineando quel “tutti” che non ammette esclusione alcuna. Non ci sono cittadini di serie A e di serie B, non ci sono vite che contano più di altre. In un Paese lacerato da vent’anni di divisioni, questo richiamo all’universalità dei diritti suona come una rivoluzione di speranze.
Lo sguardo sui poveri
Ma è quando parla dei più deboli che la voce del Papa si fa ancora più intensa: “Con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”. Sono loro, i poveri del Venezuela, i veri dimenticati di questa crisi. Quelli che non possono fuggire all’estero, che non hanno risparmi – nascosti in banche straniere -, che ogni giorno devono fare i conti con dispense vuote e stipendi che non bastano a comprare neanche il pane.
Il Venezuela ha le maggiori riserve petrolifere del mondo, eppure i suoi cittadini fanno la fila per ore per un litro di benzina. Ha terre fertili, eppure la malnutrizione infantile è in crescita costante. Il Papa non dimentica questa realtà così crudele e chiede che proprio i più fragili siano al centro di qualunque progetto futuro.
La preghiera è uno strumento di pace
“Per questo prego e vi invito a pregare”, dice il Pontefice, affidando l’intero popolo venezuelano all’intercessione della Madonna di Coromoto, patrona del Venezuela, e dei santi locali José Gregorio Hernández e suor Carmen Rendiles. Non è una fuga nel misticismo, ma il riconoscimento che accanto all’impegno politico e sociale serve anche una dimensione spirituale, quella che permette di non perdere la speranza nemmeno nei momenti più bui.
L’invocazione ai santi venezuelani è anche un modo per ricordare che quel Paese ha una storia di santità, di persone che hanno servito i poveri e costruito ponti di solidarietà. Una tradizione che non deve essere dimenticata proprio adesso.
Un messaggio per il mondo
L’appello del Papa per il Venezuela non è solo un messaggio per Caracas o Washington. È un richiamo a non perdere mai di vista la dignità umana, a non sacrificare i popoli sull’altare degli interessi geopolitici, a costruire un futuro “di collaborazione, di stabilità e di concordia”, come ha detto il Pontefice.
Papa Leone XIV conclude i suoi saluti ai pellegrini provenienti da vari Paesi, ma il pensiero di tutti rimane a Caracas, a quel popolo che attende giustizia e che, nonostante tutto, continua a sperare.
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