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Il caso dell’Università della California Berkeley: gli studenti non conoscono la matematica delle medie

L'allarme della professoressa Stankova riapre lo scontro sui test d’ingresso negli Stati Uniti

di Cinzia Rolli -

La professoressa Stankova


DALLA NOSTRA INVIATA

Zvezdelina Stankova, docente alla University of California, Berkeley, ha espresso preoccupazione per il calo della preparazione matematica delle matricole, con molti studenti STEM, ossia alunni di discipline scientifiche e tecnologiche, indietro di 5-8 anni rispetto agli standard.

Università della California: la necessità di cambiare rotta

In un editoriale sul San Francisco Standard, la professoressa attribuisce la situazione all’eliminazione dei test standardizzati nelle ammissioni, definendo necessario un cambio di rotta per garantire competenze adeguate.

Ha dichiarato che durante le ore di apprendimento, invece di spiegare concetti avanzati come gli integrali, si ritrova a dover spiegare le frazioni e l’algebra di base.

Durante la pandemia, il sistema della University of California ha adottato la politica “Test-Blind”, cancellando l’obbligo dei test SAT e ACT per le ammissioni.

Zvezdelina Stankova : la petizione della professoressa

Secondo la professoressa Zvezdelina Stankova e oltre mille docenti firmatari di una petizione, questa decisione ha trasformato i criteri di selezione in una sorta di lotteria, cancellando un parametro oggettivo fondamentale per capire quali studenti possiedano le basi necessarie per affrontare gli studi universitari.

Mentre la California non prevede di rivedere i propri piani prima del 2028, i più prestigiosi atenei della East Coast, tra cui MIT, Harvard, Yale e Dartmouth, hanno fatto marcia indietro.

Dopo una temporanea sospensione, queste università hanno ripristinato l’obbligo dei test SAT e ACT. I dati hanno infatti dimostrato che, senza questi punteggi, era impossibile prevedere il reale successo accademico delle matricole, con l’effetto paradossale di penalizzare proprio gli studenti provenienti dai contesti sociali più svantaggiati.

Nonostante la University of California Berkeley vanti uno dei tassi di ammissione più bassi degli Stati Uniti, selezionando appena il 10,5% dei candidati, la preparazione reale degli studenti ha  sofferto un crollo verticale.

I dati

La professoressa Zvezdelina Stankova ha citato un esame assegnato alle matricole di Analisi I (Calculus I): prima del 2020, ben il 71% degli studenti risultava pienamente pronto o quasi pronto e appena lo 0,14% mostrava lacune al di sotto dell’algebra di base.

Tra il 2021 e il 2023, invece, la quota di studenti preparati è precipitata al 44%. Nell’anno accademico 2022-23, più di un terzo delle matricole presentava gravi deficit matematici, con lo zero come punteggio d’esame più frequente.

Ma la crisi parte dalle scuole inferiori: secondo i report di testate come New York Post e The Hill, il problema della preparazione nasce ben prima dell’università. In California, i dati ufficiali sul sistema scolastico rivelano che solo il 37% dei ragazzi è al passo con il programma di matematica.

Questo vuoto formativo si ripercuote direttamente sugli atenei d’élite, dove le matricole arrivano ormai prive delle nozioni aritmetiche più elementari.

La conseguenza diretta è che i docenti universitari si ritrovano oggi davanti ad aule profondamente spaccate a metà. Da un lato c’è una percentuale di studenti eccellenti e perfettamente in linea con il programma; dall’altro, una quota massiccia di neo-ammessi che, senza un’immediata e pesante attività di recupero, va incontro a un quasi certo fallimento accademico.

Questo divario trasforma le lezioni in una sfida senza precedenti per gli insegnanti.

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