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Esteri

Il Cremlino fissa la linea. Zelensky rilancia sulla Crimea e congela il negoziato

Guerra in Ucraina

di Ernesto Ferrante -


La Russia ha parlato con voce ferma e senza sfumature. Dmitry Peskov ha ribadito che Mosca mantiene “l’apertura ai negoziati di pace”, ma che “al momento non ci sono i presupposti” per avviare alcun percorso diplomatico. Un messaggio che il Cremlino ripete da mesi. Nessun dialogo se l’Ucraina continua a militarizzarsi e se l’Occidente insiste nel rifornire Kiev di armi. Il portavoce ha definito il dibattito occidentale su un cessate il fuoco nel settore energetico “un esercizio retorico”, mentre “il regime di Kiev continua la propria attività, piuttosto terroristica”. E ha aggiunto un dettaglio politico non irrilevante. Vladimir Putin è pronto a incontrare l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky, precisando che “se vuole può venire a Mosca, con garanzie di sicurezza”. Una formula cristallizza la volontà di fissare le condizioni del confronto.

Lavrov vede Rubio

Sul fronte diplomatico, il faccia a faccia di 52 minuti tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio, il quinto incontro dal 2025, non ha prodotto alcun avanzamento immediato. La delegazione russa, composta da figure di peso come Nebenzya, Darchiev, Zakharova e Drobinin, ha insistito sulla responsabilità occidentale nell’escalation e sulla necessità di “nuove idee” per uscire dall’impasse. Rubio ha riconosciuto che le vecchie formule non funzionano più, ma ha ammesso che non esiste alcuna via rapida.

Il passo indietro di Zelensky e Metsola

Kiev ha scelto invece un registro che rischia di chiudere ogni spiraglio. Al vertice della Piattaforma internazionale della Crimea, Zelensky ha rilanciato la narrativa più divisiva, affermando che “la nostra Crimea è al centro della guerra di Putin”. Ha collegato la crisi del costo della vita globale alla penisola, ha accusato i russi di aver “rubato la Crimea” e ha sostenuto che non può esserci “pieno ritorno alla normalità senza la Crimea”. Una linea che riporta la discussione al punto più sensibile del conflitto e che, nella fase attuale, equivale a un passo indietro netto. Parlare di Crimea come territorio da “liberare” significa azzerare immediatamente ogni possibilità di trattative.

Non meno rigido è stato l’intervento della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, incardinato sul concetto che “la Crimea è Ucraina”. Una posizione che, pur coerente con la linea dell’Eurocamera, contribuisce a complicare ulteriormente il quadro. Evocare il ritorno della Russia “entro i propri confini internazionalmente riconosciuti” vuol dire riproporre condizioni che Mosca considera inaccettabili e che non aprono alcun varco negoziale.

Bruxelles chiede le riforme a Kiev per sborsare altri soldi

Nell’Ue, intanto, emergono dei segnali di tensione. La Commissione ha chiarito che il sostegno finanziario all’Ucraina resta vincolato ai progressi sulle riforme, in particolare su Stato di diritto e lotta alla corruzione. Restano da erogare 37 miliardi nel 2026, di cui 20 miliardi legati a condizioni stringenti. Secondo Bloomberg, l’incontro tra Ursula von der Leyen e Zelensky a New York si sarebbe svolto in un clima “teso”. Kiev teme un inverno di attacchi russi e lamenta la carenza di missili per la difesa aerea, mentre Bruxelles non ha gradito le proteste ucraine per la revoca delle sanzioni a due oligarchi russi nell’ambito di un accordo più ampio.

Una nuova intrusione ha fatto aumentare la tensione

A completare il quadro, l’incidente di ieri mattina. Un elicottero russo Mi-8 ha violato per 42 secondi lo spazio aereo polacco, penetrando per 300 metri da Kaliningrad. Varsavia ha parlato di “test della prontezza della nostra difesa aerea”, evocando scenari di assedio. E la guerra, intanto, continua senza che nessuno riesca a individuare un percorso credibile verso la pace.


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