Le ragioni della Corte Ue, l'applicazione letterale delle norme comunitarie e la crisi dell'azienda si estende anche al Nord
Niente aiuti per l’energia all’ex Ilva. La nuova mazzata arriva dalla Corte Ue. Secondo cui le imprese che, in Italia, sono sottoposte al regime dell’amministrazione straordinaria vanno inquadrate tra quelle “in crisi” e che, in quanto tali, sono esplicitamente escluse dal novero delle aziende che possono accedere ai sostegni per le misure energetiche. La richiesta presentata da Acciaierie d’Italia era semplice. Aveva chiesto alla Cassa per i servizi energetici e ambientali di essere iscritta tra le imprese energivore che, per il 2025, potevano accedere agli sgravi finalizzati all’acquisto di gas naturale e di energia elettrica.
Ex Ilva senza energia: l’antefatto
Era stata, inizialmente, proprio la Csea a rigettare l’istanza. E lo aveva fatto sulla base del dettato delle norme contenute tra gli Orientamenti della (solita) Commissione Europea in tema di aiuti di Stato sull’energia. Adi, a quel punto, ha preso carta (bollata) e penna e ha fatto ricordo al Tar della Lombardia. Ottenendo, tra l’altro, il sostegno del governo nella battaglia legale. I giudici amministrativi milanesi, però, hanno voluto sospendere il giudizio sollevando ben due rinvii pregiudiziali. Entrambi all’attenzione della Corte Ue di Lussemburgo. Il nodo da sciogliere era nella qualificazione di impresa a rischio. Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, è sotto amministrazione controllata. Ma non lo è, secondo quanto rilevato dai legali dell’azienda siderurgica, perché si sta accompagnando un’impresa morente verso la sua fine, più o meno naturale. Al contrario, l’amministrazione controllata è finalizzata al rilancio stesso dell’azienda.
La decisione della Corte Ue
I giudici lussemburghesi, però, non hanno voluto sentir ragioni. Applicando alla lettera il dettato normativo hanno operato l’equazione che inguaia l’ex Ilva. Un’impresa in amministrazione controllata, considerato l’istituto in sé e le consuetudini del diritto italiano d’impresa, è paragonabile a un’impresa in crisi. La Corte difatti ha voluto ricordare nella sua sentenza che l’istituto giuridico dell’amministrazione straordinaria è espressamente qualificata come “procedura di insolvenza” nel relativo regolamento Ue, risalente al 2015. Non c’è scampo per l’ex Ilva. E, pertanto, è da considerarsi fuori dal perimetro degli aiuti di Stato per l’energia. Ciò, però, non vuol dire che l’ex Ilva non abbia accesso, tout court, a un sostegno. Deve cambiare “strategia”, invece che puntare sugli sgravi per l’energia dovrà chiedere di accedere a fondi e procedure finalizzate al sostegno delle imprese in crisi. E, soprattutto, in cerca di rilancio.
E la crisi si estende anche al Nord
Un altro dispiacere, insomma, in arrivo dai tribunali dopo la sentenza sulla chiusura dell’area a caldo. Su cui pende il ricorso in Cassazione che gli Ermellini discuteranno il 20 ottobre prossimo. Intanto nuove fibrillazioni arrivano dal Piemonte. Già, perché i sindacati hanno annunciato un tavolo istituzionale in Regione che si terrà l’8 ottobre prossimo che sarà allargato anche alla rappresentanza regionale della Liguria. L’obiettivo è ottenere chiarezza sul futuro dell’azienda. Che non si limita, di certo, solo a Taranto. Gli stabilimenti di Novi Ligure e Genova attendono notizie con la stessa ansia che si vive in Puglia. “Urgente – dicono i sindacati – dare una prospettiva reale, è ora che il governo decida cosa fare”.