Il Diavolo veste Prada 2, come i moschettieri di Dumas torna 20 anni dopo con più consapevolezze
di Benedetta Certa
A distanza di 20 anni è tornato Il Diavolo veste Prada, il sequel ripropone il cast per intero con tutti i volti che hanno portato il film al successo nel 2006. In questo ventennio sono cambiate tante cose e la sceneggiatura di questo spin-off cerca di mostrare quanto ci siamo evoluti in questi anni, toccando soprattutto il tema del politically correct.
Miranda è tornata e non ce n’è per nessuno. Non è cambiata, anche se sono passati 20 anni ed è invecchiata, sebbene questa evoluzione non si noti nel suo aspetto, sempre più elegante e affascinante. Gli anni non hanno modificato il suo modo di essere, sempre impeccabile e superba, dal tono di colei che sa di sapere tutto e che vuole avere sempre l’ultima parola. Non accetta il fallimento e nemmeno il cambiamento, sebbene in questi 20 anni molte cose non siano più come prima.
Ci sono due grandi temi che mostrano come il film sia andato a scavare più in profondità, mettendo da parte anche quella leggerezza (e un po’ di superficialità) che c’era nel primo.
Il Diavolo veste Prada 2: il politically correct mette in crisi Miranda
In questi anni il tema del politically correct è finito al centro del dibattito. E colpisce soprattutto il mondo della moda. Un personaggio come Miranda, che non ha paura di dire la propria e che senza mezzi termini chiama le modelle “grasse” o “brutte”, adesso si trova a dover fare i conti con la bodypositivity. Un concetto che a lei non piace perché, dal suo punto di vista, l’ideale di modella e bellezza è uno solo. Si creano così siparietti simpatici che però fanno riflettere su quanto sia cambiata la forma di questi temi, ma di come nel contenuto ci sarebbe ancora tanto lavoro da fare.
Un’altra questione importante, forse impensabile 20 anni fa, è la crisi del mondo dell’editoria. All’interno del film Nigel (Stanley Tucci) riflette su quanto ora sia tutto digitale e, sebbene al lettore non vi rimanga nulla, anche Runway si è dovuto adattare a questa mentalità, perdendo così molti introiti e dovendo rinnovare una rivista di moda dalla storia lunghissima. Questa piccola riflessione, che viene fatta all’interno del film, combacia perfettamente con ciò che sta vivendo l’editoria – ma anche il giornalismo – oggi, portando ad una presa di consapevolezza importante. In merito ad un mondo che cambia e deve adattarsi all’evento delle nuove tecnologie e soprattutto alla fruizione rapida di contenuti tramite siti e piattaforme.
Il Diavolo veste Prada 2: Andy torna ma più sicura di se stessa
Nel primo film abbiamo imparato ad apprezzare un Andy (Anne Hathway) che voleva fare strada nel mondo del giornalismo. È arrivata a Runway quasi per caso e la moda era l’ultima delle sue passioni. Eppure ha mostrato di avere la stoffa della giornalista, la convinzione di potercela fare anche quando tutto sembra che remi contro e soprattutto quando davanti a sé ha una capa a cui non va mai bene nulla.
20 anni dopo una brillante carriera nel mondo del giornalismo – dopo che se n’era andata spontaneamente da Runway – Andy si ritrova di nuovo in quella redazione. Questo perché a 40 anni è disoccupata. Il film così tocca anche un altro tema molto attuale, quello della precarietà del lavoro oggi, soprattutto in un settore come quello del giornalismo che è fortemente in crisi.
Nonostante ciò, Andy si rimbocca le maniche e torna lì dove tutto è iniziato, combatte un’ostile Miranda e dimostra che il giornalismo può ancora fare la differenza. Questa volta la protagonista, nonostante le incomprensioni con la sua capa, lotta più forte, con maggiori consapevolezze ed è pronta a restare. Sa che, nonostante tutto, deve molto a quella donna e a quel posto. Questo ritorno dopo 20 anni è un modo anche per mostrare la sua riconoscenza.
Il Diavolo veste Prada 2: perché andare al cinema
Questo film è al passo con i tempi, i protagonisti tornano non per regalare un sequel banale o un deja- vù, ma per chiudere un cerchio e far riflettere il pubblico. Il primo è stato iconico, una commedia leggera, da rivedere dopo una serata stancante, questo sequel, invece, dà qualcosa in più.
Miranda, in una delle ultime scene, dimostra una profondità che nel primo era emersa poco. Ciò fa capire come mai Andy alla fine sia affascinata da questa donna che, per dedizione al lavoro e una grande passione, ha messo da parte vita privata ed affetti.
Il Diavolo veste Prada 2 è un film che ti entra dentro e ti lascia delle consapevolezze, come, ad esempio, che non siamo più quelli di 20 anni fa.
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