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Editoriale

Il giorno in cui Fugatti blindò il suo modello

di Laura Tecce -


Da una parte l’autonomia blindata dal Parlamento. Dall’altra l’autonomia amministrativa riconosciuta dalla magistratura. In mezzo, un presidente che consolida la propria immagine di governatore pragmatico e identitario: per Maurizio Fugatti quello del 13 maggio 2026 resterà negli annali come “il mercoledì da leoni”. Una giornata in cui il presidente della Provincia autonoma di Trento incassa due vittorie pesanti, diverse nei contenuti ma unite da un medesimo filo politico: il diritto del Trentino di decidere da sé. Nel giro di poche ore arrivano infatti due segnali fortissimi.

Da Roma il Senato approva in via definitiva la riforma dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, restituendo competenze autonome progressivamente erose negli anni e rafforzando le garanzie dell’autogoverno territoriale. Quasi contemporaneamente, il Consiglio di Stato conferma la piena legittimità dell’abbattimento dell’orsa KJ1 deciso dalla Provincia, respingendo il ricorso degli animalisti. Due dossier diversissimi ma collegati, perché sia sull’autonomia sia sulla gestione dei grandi carnivori Fugatti ha costruito la propria cifra politica su un principio molto chiaro: meno centralismo, più potere ai territori. Più capacità di decidere rapidamente. Più responsabilità locale. Non è un caso che il governatore leghista abbia parlato, commentando il voto del Senato, di “restituzione di competenze al Trentino”.

Il messaggio politico è netto: l’autonomia non viene considerata un privilegio, ma uno strumento di efficienza amministrativa e vicinanza ai cittadini. La riforma approvata a Palazzo Madama rappresenta infatti molto più di un semplice intervento tecnico, è la certificazione politica di un rapporto di forza favorevole alle Province autonome e di un asse consolidato con il governo di Giorgia Meloni e con il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Ma è sul caso dell’orsa KJ1 che la giornata assume anche un valore simbolico enorme. Per anni la gestione degli orsi è stata una delle questioni più divisive del Trentino, trasformata spesso in uno scontro ideologico tra amministrazione locale, ambientalisti e tribunali.

La decisione del Consiglio di Stato cambia però il quadro politico e giuridico: i giudici riconoscono la correttezza dell’azione amministrativa della Provincia e considerano legittima la scelta dell’abbattimento in nome della tutela della sicurezza pubblica. Tradotto: il Trentino aveva il diritto di decidere. 


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