Il meccanismo di voto assicuri la governabilità
In un sistema politico che ormai muta almeno ogni volta che bisogna tornare al voto, la governabilità è più che mai la parola d’ordine e il criterio principe per un qualsiasi dispositivo elettorale. Per questo il cosiddetto Stabilicum – o qualunque nuova legge elettorale verrà discussa in Parlamento nei prossimi mesi – non potrà limitarsi a fotografare gli equilibri politici esistenti. Dovrà invece garantire che chi vince le elezioni abbia davvero la possibilità di governare.
L’Italia arriva da trent’anni di transizione incompiuta. Il bipolarismo che aveva segnato la Seconda Repubblica non esiste più nella forma classica del confronto tra centrosinistra e centrodestra. Ma sarebbe un errore attribuire questa trasformazione alle solite forze centriste, ritenute ago della bilancia. Il dato nuovo, semmai, è la progressiva espansione delle ali estreme: da un lato le formazioni sovraniste e identitarie come Futuro Nazionale, dall’altro una sinistra radicale sempre più autonoma e competitiva come Avs. Il risultato è un sistema più frammentato, più polarizzato (come se la politica nostrana seguisse il vento del multipolarismo globale) e inevitabilmente meno stabile.
Le coalizioni nascono con maggiore difficoltà, convivono con programmi divergenti e rischiano di dissolversi subito dopo il voto (soprattutto a sinistra). In questo scenario, una legge puramente proporzionale produrrebbe quasi certamente un Parlamento senza maggioranze chiare, aprendo la strada a governi tecnici, larghe intese forzate o negoziati permanenti tra partiti. Esattamente ciò che gli elettori mostrano da anni di non sopportare più, come conclamato dall’enorme preoccupante dato dell’astensionismo.
Garantire governabilità non significa alterare la democrazia, ma renderla effettiva. Significa permettere ai cittadini di sapere chi governerà dopo il voto e di poter giudicare, cinque anni dopo, se quella maggioranza avrà mantenuto o meno le promesse fatte. Senza questo principio, il rischio è trasformare ogni elezione in una semplice consultazione d’opinione, incapace però di produrre una guida politica stabile per il Paese (e quella affidabilità che piace ai mercati internazionali).
Per questo qualunque riforma seria dovrà prevedere un meccanismo premiale, un premio di maggioranza o comunque una soglia capace di assicurare numeri certi alla coalizione vincente. Non per blindare il potere, ma per evitare che la crescente radicalizzazione del quadro politico renda l’Italia ingovernabile proprio mentre l’economia globale chiede decisioni rapide e continue (al netto dell’immobilismo Ue, da cui dobbiamo guardarci tutti). La vera sfida dunque è impedire che la frammentazione politica diventi paralisi.
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