Attualità

Il padrone dell’acciaio e dei giornali ex Gedi fa causa a Fedriga dopo il no all’acciaieria e chiede i nomi dei firmatari della petizione

di Angelo Vitale -

Gianpietro Benedetti


C’è una battaglia in punta di diritto, dietro alla sfida lanciata dal colosso dell’acciaio Danieli alla Regione Friuli Venezia Giulia con un ricorso al Tar. La mossa, per contrastare il no dell’amministrazione guidata dal governatore Massimiliano Fedriga alla richiesta di conoscere i nomi e cognomi dei 24mila cittadini che si sono opposti, con una petizione, all’acciaieria che il gruppo industriale di Butrio intendeva realizzare a Porto Nogaro, nella Laguna di Marano. Vista come il fumo negli occhi dai cittadini e da non pochi esponenti politici locali immaginandone lo sviluppo a ridosso delle più rinomate località turistiche regionali.

Un’iniziativa che alla fine il gruppo Danieli ha deciso di spostare in Toscana a Piombino, avviando una serie di argomentazioni fondate sul danno di immagine subito per lo stop e per il trasferimento. Tra le azioni del gruppo guidato da Gianpietro Benedetti (pure vertice di Confindustria Udine) recentemente entrato nella cordata Nord Est Multimedia promossa da Banca Finint per rilevare dalla Gedi i quotidiani locali di Veneto e Friuli, la richiesta alla Regione per conoscere chi siano i firmatari della petizione arrivata sul tavolo di Fedriga ad opera dei comitati riuniti sotto la sigla “Salviamo la Laguna”.

Circostanza che ha generato il sospetto, nelle comunità locali, che nomi e cognomi servano a presentare denunce di diffamazione, ritenendo infondate da parte del noto gruppo dell’acciaio le accuse di “rischio ambientale” contenute nella petizione.

In proposito, la Danieli glissa, affermando che la richiesta serve a “dare ai propri azionisti motivazioni e informazioni complete rispetto alla decisione di indirizzare l’investimento su un altro territorio”.


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