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Giustizia

Il paradosso Gratteri: il miglior spot elettorale per il SÌ al Referendum è proprio lui

di Alberto Filippi -


Basta guardare l’immagine che scorre sui feed social di Quarta Repubblica per sentire un brivido freddo lungo la schiena: “4 mesi in carcere per un’accusa falsa di Gratteri”. Non è un titolo da tabloid, è la testimonianza in carne ed ossa di una vittima di mala giustizia, l’ennesimo “altarino” che si scoperchia e che imbarazza il fronte del No. E mentre Nicola Gratteri si erge a paladino dello status quo, girando l’Italia per convincerci che la giustizia va bene così com’è, la realtà bussa alla porta e ci racconta una storia diversa. Una storia fatta di detenzioni ingiuste e di vite spezzate.

Diciamocelo chiaramente, tutto d’un fiato: Gratteri sta diventando, suo malgrado, il più potente argomento a favore del SÌ. È caduto in un vortice di contraddizioni che non possiamo più ignorare. Non bastavano le recenti, gravissime scivolate verbali – quelle secondo cui chi vota per la riforma sarebbe un indagato o, peggio, un affiliato a qualche “massoneria deviata” – dichiarazioni che hanno fatto indignare (giustamente) non solo l’opinione pubblica ma anche tanti suoi colleghi magistrati. No, c’è di più. C’è la memoria corta di chi finge di non ricordare il terremoto politico in Calabria.

Parliamo del caso dell’ex governatore Oliverio: una vita rovinata, una famiglia messa alla gogna e un intero assetto politico regionale ribaltato e cambiato di colore, tutto per un’inchiesta finita nel nulla, sbriciolata, con l’accusato totalmente scagionato quando ormai il danno era irreparabile. È giustizia questa? O è un potere che ha perso la misura del proprio limite?

Succede però che la gente lo ha capito perché non esistono più i giornali e televisioni oggi fa la padrona Il web e nel web i messaggi delle persone sono chiari e si leggono: “Votiamo SÌ!!!”, “Chi ha subito ingiustizie capisce”, “Gratteri è costato 75 milioni di euro in risarcimenti”. Il popolo del web, spesso più lucido dei salotti televisivi, ha già emesso la sua sentenza.

E allora, proprio grazie a queste evidenze e, paradossalmente, proprio grazie all’ostinazione di Gratteri, anche io non ho più dubbi. Voterò SÌ al referendum sulla giustizia! Lo farò  convintamente innanzitutto per come è formulato il testo e lo dico da ex parlamentare quindi un addetto ai lavori; Voterò SÌ grazie anche alla mia storia personale che mi ha visto vittima di una “giustizia ingiusta”; infatti sono stato  indagato ingiustamente e successivamente  archiviato dopo che la stessa procura mi ha ritenuto completamente estraneo ad ogni iniziale accusa. Questo però è arrivato solo dopo un macello mediatico che grida ancora vendetta e risarcimento che andrò ovviamente a pretendere.

Di conseguenza, se votare SÌ significa mettere un freno allo strapotere delle accuse infondate, alla carcerazione preventiva usata come clava e alla politicizzazione delle toghe, allora questo referendum è l’unica via d’uscita. Gratteri vuole il No? Benissimo. I suoi argomenti e, soprattutto, i risultati delle sue crociate, mi hanno ulteriormente convinto: sì,  definitivamente convinto a barrare senza ombra di dubbio la casella del SÌ!


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