Un mese al referendum. Adesso si parli di contenuti
Mancano esattamente 30 giorni alla celebrazione del referendum sulla riforma della giustizia. Un mese che potrebbe – e dovrebbe – essere sfruttato per parlare dei contenuti della legge costituzionale, le cui sorti dipendono proprio dall’esito della consultazione popolare. Quattro settimane utili per aiutare a comprendere ai cittadini, chiamati ad esprimersi semplicemente con un Sì o con un No, gli effetti e le ricadute pratiche delle nuove norme. Comunque la si pensi e da qualsiasi parte si sia schierati, dovrebbe essere questo l’intento principale di tutte le parti in causa. Spiegare la riforma per consentire un voto consapevole e nel merito. Un giudizio nel merito e non politico. Perché di parte, di politico per l’appunto, al di là di quanto qualcuno voglia far credere, nel voto referendario non c’è e non ci sarà proprio nulla.
Il merito della riforma
La nuova organizzazione della magistratura, con la separazione delle carriere, i due Csm – a cui si avrà accesso per sorteggio e non più per elezione – e l’istituzione di un’Alta Corte deputata a vagliare i procedimenti disciplinari a carico delle toghe, riguarda tutti i cittadini, chiunque a qualsiasi titolo mette piede in un tribunale. Non ha alcun colore politico, anzi allontana dalla magistratura influenze sia interne che esterne. Che finora, però, si sia perso più tempo a evocare fantasmi che a parlare dei contenuti della riforma non è solo una spiacevole sensazione, è una sconfortante certezza. Così come non c’è dubbio che se i sostenitori del Sì, pur talvolta uscendo dal seminato, hanno per lo più cercato di spiegare i vantaggi di questo nuovo assetto, dalle parti del No si è preferito cavalcare una lunga serie di fandonie. Questo ha fatto degenerare la campagna referendaria.
Lo scontro sul referendum sulla riforma della giustizia
E anche provocato uno scontro, sia politico che istituzionale, che di certo non ha restituito un buon servizio agli elettori che della riforma non hanno capito molto. Perché, per lo più, alle loro orecchie è arrivato che se poco poco votano Sì significa che sono dei criminali, che vogliono cancellare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, oltretutto assoggettandola al governo, e che, addirittura, per un giorno anche i campioni azzurri del curling erano schierati per il No. Poi hanno cambiato idea, pur non essendo indagati, imputati o appartenenti alla massoneria deviata. Insomma, è giunto il momento di fare una campagna referendaria seria e puntuale, sfruttando il mese che ancora ci separa dal voto per informare e non disinformare. E di farlo con i toni giusti, quelli richiamati dal Presidente Mattarella.
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