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Politica

Il pressing di Meloni in Europa inizia a dare i suoi frutti. Vanno cambiati però i Trattati

di Riccardo Pedrizzi -


“Dopo intensi e costruttivi scambi tra Commissione e le autorità italiane” il nostro governo porta a casa la possibilità di intervenire con un provvedimento teso a mitigare le tensioni geopolitiche e del mercato dell’energia, a patto di riformulare il decreto legge “bolletta”. Il bilancio dell’ultimo consiglio europeo, dunque, si presenta con luci ed ombre, nonostante il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si sia spesa in prima persona, dando battaglia fino a notte inoltrata ed alle ore piccole del giorno.

Ciascun governo, come spesso accade in queste occasioni, può dichiararsi soddisfatto, eppure non si sa quali regole cambieranno e come cambieranno. Quel che è certo però è che senza queste nuove misure le nostre industrie corrono seri rischi.

Bisogna riconoscere che, in questo caso, il pressing di Giorgia Meloni, iniziato da almeno un anno nei confronti di tutti gli organismi europei, sta cominciando a dare i suoi frutti tanto da consentirle di dire che “Abbiamo difeso i soldi per la politica agricola comune e la Coesione, ma il dibattito è ancora lungo”.

D’altro canto, però, il nostro Presidente del Consiglio ha dovuto accontentarsi solo di un “impegno ad accelerare il negoziato legislativo per attenuare l’impatto della volatilità del prezzo sui prezzi dell’elettricità”. “Ho parlato con Ursula von der Leyen, pare ci siano margini, stando nelle attuali regole, anche con riferimento agli investimenti sull’energia”, ha detto più o meno rassegnata ad aspettare fino alla prossima riunione dei 27 Paesi, che si incontreranno a novembre prossimo a Dublino ed a Bruxelles e poi al Consiglio di fine anno, a dicembre.

Appunto, “stando alle attuali regole – dice la Commissaria europea – non possiamo fare miracoli”.

Il problema infatti sono proprio “le attuali regole”, che sono stupide, come persino un europeista illuso come Romano Prodi le definì nel 2002, quando era presidente della Commissione Europea.

Per questo ha ragione sia l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha detto molto perentoriamente che: “Se non si cambiano i trattati europei non andiamo da nessuna parte” sia il Prof. Diego Rossano dell’Università di Napoli Parthenope, secondo il quale la condivisione del debito dal punto di vista strutturale è impossibile senza la revisione del Trattato, ci si ritrova in una situazione da mito di Sisifo.

Allora bisogna rendersi conto e prendere atto che non si può continuare a mettere pezze alle pretese dei burocrati di Bruxelles, né limitarsi solamente a contrastare Direttive e Regolamenti, cercando di volta in volta di limitare i danni.

Ma occorre affrontare il problema alla radice e porre mano alla revisione ed al superamento dei Trattati, così come aveva proposto fin dall’inizio di questo secolo il Professore Giuseppe Guarino. Infatti in una “Intervista immaginaria” del 2013 rilasciata dall’ex Ministro delle Finanze, dell’Industria, Commercio e Artigianato e delle Partecipazioni Statali, sul tema “Salvare l’Euro, salvare l’Europa”, ricordava che: “il Trattato garantiva una “crescita sostenibile”, non inflazionistica e che rispetti l’ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri” (art. 3 TUE) e che: “Realizzare i promessi effetti della crescita sostenibile, sia propria che dell’Unione, sarebbe stato compito dei Paesi membri”, sottolineando in particolare che: “L’architettura generale dell’Unione prevedeva che ogni Stato membro avesse una propria politica economica. Obiettivo delle politiche economiche di ciascuno degli Stati doveva essere la crescita, in assenza della quale non si sarebbe prodotta la “crescita sostenibile” promessa dal Trattato. Le politiche economiche degli Stati avrebbero concorso a quella dell’Unione”.

Poi il reg. 1466/97 ha imposto un bilancio prossimo al pareggio o in attivo. Il che equivale ad un indebitamento nell’anno pari allo 0%. Nessuno avrebbe immaginato che la Commissione, la cui principale missione consiste nel vigilare sulla approvazione dei Trattati (art. 155TUE) li violava nello stesso momento in cui ne proponeva l’approvazione.

Quanto al Trattato internazionale Fiscal Compact, esso stesso dichiara di volersi applicare solo nei limiti in cui si conformi ai Trattati europei. La macchina originaria si è cosi “sconquassata” che anche il più abile dei meccanici non potrebbe rimetterla in sesto. D’altra parte le condizioni planetarie nei venti anni trascorsi sono profondamente cambiate. Occorre di nuovo affidarsi a grandi architetti perché progettino una macchina innovativa ed efficace, che sia adatta alle nuove condizioni del mondo attuale.

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