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Economia

Petrolio, tech e spread: giornata nera in Borsa

Milano perde il 2,54% mentre i rendimenti del Btp salgono ma il vero malato d'Europa nella crisi dei bond è la Francia

di Cristiana Flaminio -


In Borsa è stata un’altra giornata campale: lo spread sale, insieme al rendimento dei titoli di Stato e al petrolio. Il tech tracolla. E Milano chiude a -2,54%. Già dalla mattinata, pronti via, si era capito l’andazzo. E difatti il differenziale dei Btp rispetto ai Bund tedeschi è subito salito portandosi, nel corso delle contrattazioni, fino a 126 punti base. Il rendimento dei titoli è arrivato a 4,66%. Una conseguenza diretta delle fibrillazioni dei mercati. E non solo quelle relative ai titoli di Stato. Anche ieri, infatti, le materie prime energetiche, a cominciare dal petrolio, hanno ripreso a salire. Il brent ha superato i 111 dollari al barile già in mattinata mentre il Wti si è affacciato minacciosamente attorno a quota 100 fermandosi (per il momento) a 99,3 dollari. Il gas ad Amsterdam ha proseguito a rincarare e, in diversi momenti durante le contrattazioni, i futures hanno raggiunto e superato i 90 euro al megawattora.

Giornata nera in Borsa tra petrolio, tech e spread

Una iattura per tutti, specialmente per un continente, come l’Europa, in cui al momento non c’è emergenza ma dove però gli stoccaggi in vista dell’inverno non sarebbero ancora del tutto pieni. A fronte di queste accelerate, la clamorosa frenata del tech. Che continua, vistosamente. Tesla ha presentato l’auto volante ma i conti non decollano e, anzi, deprimono i mercati. Ma il caso più eclatante è stato quello di Lam Research. L’azienda americana che si occupa di progettare e costruire i macchinari industriali che servono alla produzione dei chip di ultima generazione ha centrato dati economici importanti. Eppure hanno deluso i mercati che, del resto, si son lasciati atterrire dai problemi della supply chain che potrebbero fermare e ostacolare i progressi dei conti aziendali da qui al prossimo trimestre. Manco a dirlo, il titolo è crollato e il tech ha subito un’ennesima ondata di vendite. Che ha interessato anche il resto del mondo.

Ma la Francia sta (molto) peggio di noi

Già, perché l’Italia ha registrato degli scossoni ma altrove è andata pure peggio. Il grande malato d’Europa, almeno sui mercati finanziari, si conferma la Francia. Gli Oat decennali, ieri, hanno sfondato la soglia del 5% di rendimento, che è salito a 5,11%. Non succedeva dal 2022. Lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi è volato oltre i 175 punti. Ora viaggia, secondo molti analisti di mercato, verso la soglia dei 200 punti base.E il Wall Street Journal ha puntato il dito sulla “dipendenza” di Parigi dagli investitori stranieri. Da cui dipenderebbe, secondo i conti del Wsj, il 55% del debito pubblico francese. Il problema, però, è ancora un altro. Risiede nei dati che arrivano da Berlino. Il rendimento dei bund tedeschi è in calo al 3,36% rispetto al 3,40% dei giorni scorsi.

Torna lo spettro dell’Europa a due velocità?

E’ l’ombra incalzante dell’Europa a due velocità. Lo iato, di nuovo, che rischia di prodursi nel Vecchio Continente. Perché si sta allargando la forbice tra Paese e sistemi economici. Non più “virtuosi” contro i vecchi Piigs. Ormai, quel gruppo così come lo intendevano qualche anno fa, non esiste più. Anche perché Spagna e Portogallo risiedono stabilmente ormai tra i primi della classe anche grazie alla tenuta del loro sistema economico meno toccato dalla crisi energetica che incombe sull’Europa. Secondo l’analisi del Wall Street Journal sono quattro i Paesi più attardati. C’è la Francia, poi l’Italia che per ragioni storiche conserva rendimenti alti sui titoli e uno spread che ieri s’è attestato attorno ai 125 punti base. Il Belgio, però, risente eccome delle fibrillazioni di Parigi e i suoi titoli presentano oggi un differenziale con i bund pari a 111 punti base mentre i bond greci si attestano a 107 punti.

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