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Politica

Ilaria Salis contro il decreto sicurezza, ma evita il nodo delle violenze

L'europarlamentare denuncia la svolta securitaria dell'esecutivo ma nel suo affondo non arrivano condanne nette dei saccheggi

di Mauro Trieste -


“Quale sarà il prossimo passo? Licenza di sparare sulla folla in stile Bava Beccaris?”. È con questa provocazione che Ilaria Salis ha attaccato sui social il nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri, accusando l’esecutivo di perseguire una linea “ottusamente repressiva” e descrivendo il governo come incapace di fare autocritica dopo gli episodi di violenza che hanno segnato le recenti manifestazioni a Milano.

Secondo l’europarlamentare di Avs, le nuove misure rappresenterebbero l’ennesima risposta securitaria a problemi che affondano le radici nel disagio sociale, nel carovita, nei bassi salari e nel deterioramento dei servizi pubblici. Una lettura che attribuisce alla politica del governo la responsabilità di un clima di crescente tensione sociale e che rilancia la contrapposizione tra “stato sociale” e “Stato di polizia”.

Le omissioni sul fronte delle violenze e il caso Milano

Nel messaggio di Salis, tuttavia, colpisce l’assenza di una presa di distanza altrettanto netta dagli episodi di devastazione, saccheggio e guerriglia urbana verificatisi durante le proteste. Azioni che difficilmente possono essere ricondotte alla protesta politica in senso stretto e che hanno prodotto danni a negozi, attività commerciali e beni pubblici.

L’europarlamentare, salvata da un accordo di palazzo a Strasburgo per la vicenda di violenza che l’ha vista coinvolta in prima persona, concentra il fuoco sull’esecutivo e sulle sue politiche, ma evita di confrontarsi con il tema della responsabilità individuale di chi ha trasformato le manifestazioni in momenti di violenza. Allo stesso tempo, la critica non si accompagna a indicazioni operative su quali strumenti alternativi dovrebbero essere adottati per garantire ordine pubblico e sicurezza nelle città senza ricorrere alle misure contestate.

Una miopia politicamente orientata

Resta poi sullo sfondo il tema della gestione amministrativa di Milano. Nel suo intervento non vi è alcun riferimento alle responsabilità del governo cittadino guidato da una coalizione di centrosinistra capeggiata da Beppe Sala che la stessa area politica di Salis sostiene anche sul piano nazionale. Un’omissione che rischia di trasformare l’analisi degli scontri in una polemica rivolta esclusivamente contro Palazzo Chigi, senza interrogarsi sul ruolo delle istituzioni locali nella prevenzione del degrado, della criminalità e delle tensioni sociali che periodicamente esplodono nel capoluogo lombardo.

Tra slogan consolidati contro il “governo post-fascista” e l’ennesima denuncia della “repressione”, il risultato è un attacco politico duro ma sbilanciato. Severo verso l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, molto meno verso chi ha scelto la strada della violenza e verso le amministrazioni che governano il territorio in cui quei fatti si sono verificati.

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