Dal Mediterraneo all’Indo Mediterraneo: le nuove rotte
L'Italia si candida come porta d’ingresso privilegiata attraverso le star dell'Adriatico e del Tirreno, come Trieste e Genova
Mediterraneo: oggi il “Mare Nostrum” è il cuore pulsante di una nuova regione, l’Indo Mediterraneo.
Mediterraneo: le nuove rotte
Nonostante le crisi di Suez e Hormuz abbiano ridisegnato le mappe – la chiusura di Hormuz ha toccato il 10% della produzione mondiale di petrolio -, i porti del Mediterraneo hanno dimostrato una resilienza di ferro. E superano i 72 milioni di container standard mossi nel 2025, con una crescita del 5,9%.
L’Italia, una potenza che viaggia sull’acqua
In questo scenario, l’Italia non è un semplice spettatore, ma una vera potenza dell’export. Nel 2025, il nostro commercio estero ha sfondato il muro dei 1.200 miliardi di euro, con 643 miliardi di prodotti venduti nel mondo.
Circa quarto di tutto questo valore viaggia proprio via mare. I nostri porti non sono rimasti a guardare: nel 2025 hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, crescendo del 3,5%.
Siamo i primi della classe
Primato Italia in Europa per lo short sea shipping, i trasporti marittimi a corto raggio, con oltre 304 milioni di tonnellate e una fetta di mercato del 15,6%.
La nuova “Superstrada” dei mari
Il corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor): il 20 maggio una data storica. Italia e India hanno firmato un accordo per rendere i nostri scali i terminali del corridoio Imec.
Questa “spina dorsale” logistica punta a collegare Nuova Delhi all’Europa riducendo i tempi di viaggio del 40%. Dal Mediterraneo all’Indo Mediterraneo.
È una risposta alla nuova geografia del commercio: mentre gli Usa si allontanano dalla Cina (import giù del 30%) e guardano ai paesi Asean (+29%), l’Italia si candida come porta d’ingresso privilegiata attraverso le star dell’Adriatico e del Tirreno, come Trieste e Genova.
I porti intelligenti
Con un investimento da 13 miliardi a terra, la sfida è tutta tecnologica. L’Italia ha messo sul piatto oltre 13 miliardi di euro di investimenti focalizzati su digitalizzazione e infrastrutture di “ultimo miglio”.
Entro giugno, molti porti hanno centrato gli obiettivi del Pnrr. Il cervello dell’operazione è la Piattaforma Logistica Nazionale, che scambia dati in tempo reale tra navi e dogane come un vero filtro di legalità.
E, sebbene il 53% delle imprese manifatturiere sia già sulla via della digitalizzazione, l’Ai è la nuova frontiera per rendere le catene di trasporto a prova di crisi.
I colli di bottiglia
Le sfide sono ampie. L’economia del mare vale oggi oltre 216 miliardi di euro (l’11,3% del nostro Pil), ma entro il 2030 serviranno 175mila nuovi lavoratori. Tra invecchiamento della popolazione e mismatch tra scuola e lavoro, il rischio è restare a secco di tecnici specializzati.
L’ultimo miglio, però, resta “gommato”. Nonostante gli investimenti ferroviari, la strada vince ancora per distacco. In distretti chiave come la Meccanica di Vicenza, il 100% delle imprese sceglie ancora il camion per la sua flessibilità e affidabilità.
Per esempio, se Trieste ha un “rail-ratio” – merci su treno – record del 54%, in molti altri scali la ferrovia fatica ancora a decollare.
In conclusione, l’Italia è “motore blu” dell’Europa, ma per vincere la gara bisogna convincere i giovani che il mare è il lavoro del futuro. E poi completare le connessioni tra banchine e binari.
La rotta per l’India è aperta. Ora serve una squadra capace di portarci a destinazione.
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