Pil e consumi, nelle regioni l’abituale divario Nord-Sud
Numeri incoraggianti che superano la performance del 2025 e tengono il passo della Francia (+1%), staccando nettamente la Germania, ferma allo 0,4%
Pil e consumi, le economie delle regioni e la ripresa continuano a viaggiare alle abituali due velocità, minacciando di allargare ulteriormente lo storico divario tra Nord e Sud del Paese.
Pil e consumi nelle regioni: a che punto siamo?
Secondo le ultime stime pubblicate dall’Ufficio Studi di Confcommercio, l’Italia registrerà quest’anno una crescita del Pil dello 0,9% e un incremento dei consumi pari all’1,2%.
Numeri incoraggianti che superano la performance del 2025 e tengono il passo della Francia (+1%), staccando nettamente la Germania, ferma allo 0,4%.
A trainare la spinta economica è sempre la Lombardia
La Lombardia si conferma l’indiscussa “locomotiva d’Italia”. È infatti l’unica regione a guidare contemporaneamente sia la classifica del Pil (+1,2%) sia quella dei consumi sul territorio, che registrano un balzo significativo del +1,8%.
Ottimi risultati anche per il Trentino-Alto Adige (Pil +1%, consumi +1,5%) e per il Lazio (+1% e +1,4%). In generale, è l’intero blocco del Centro-Nord a mostrare una vivacità economica trainata dal turismo, dall’occupazione ai massimi storici e da una produzione industriale in ripresa.
Uno scenario che si fa invece preoccupante nel Mezzogiorno
Nonostante gli stimoli del Pnrr degli anni passati, le regioni meridionali scontano il peso di redditi più bassi e di un progressivo spopolamento, in particolare nelle fasce di popolazione a maggiore capacità di spesa.
In coda alla classifica nazionale rimangono Basilicata e Calabria, entrambe ferme a un debole +0,6% di crescita del Pil. Sul fronte dei consumi delle famiglie la situazione è analoga: la Basilicata non va oltre il +0,4% e la Calabria si ferma al +0,5%.
Il Sud in affanno
Molte aree del Sud, avverte Confcommercio, registreranno nel 2026 livelli di domanda interna persino inferiori a quelli registrati nel lontano 2007. I primi mesi del 2026 hanno mostrato segnali di forte resilienza con un’inflazione di fondo stabile intorno al 2%.
Tuttavia, l’andamento regionale evidenzia il rischio concreto di una frattura insanabile. Ridurre questa forbice territoriale rimane la vera sfida per rendere la crescita economica italiana equilibrata e duratura.
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