In fuga per cercare le cure: cinque miliardi di euro
Oltre un euro su due di questa mobilità finisce al privato convenzionato
Cinque miliardi e 150 milioni di euro: la fotografia del costo della ricerca di cure fuori Regione. Non è un investimento. Non è un piano sanitario. È il prezzo della fuga dal proprio territorio per ottenere le cure.
Cinque miliardi
Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa una realtà brutale. Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il record storico di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato nel Ssn.
Una crescita costante, +2,3% rispetto al 2022. Un fiume di denaro pubblico che attraversa l’Italia da sud a nord insieme ai pazienti. La chiamano “mobilità sanitaria”. Ma la parola giusta è un’altra: migrazione.
Ogni anno, la fuga per cercare le cure
Ogni anno migliaia di cittadini sono costretti a lasciare la propria regione per curarsi. Non per scelta ma per necessità. Perché in troppe aree del Paese l’assistenza non è sufficiente, le liste d’attesa sono infinite, le strutture inadeguate.
Così i pazienti partono. Con loro anche i soldi. Il risultato è un meccanismo che si autoalimenta. Le regioni già forti diventano ancora più forti. Quelle deboli si svuotano. Il flusso economico segue una direzione precisa, dal Mezzogiorno verso il Nord.
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano la grande maggioranza della mobilità attiva, attirando pazienti e risorse da tutto il Paese. Una geografia sanitaria che racconta un’Italia spaccata.
Chi paga? Dove finiscono questi soldi?
Da una parte territori con ospedali attrattivi, tech, personale. Dall’altra sistemi regionali fragili, spesso sottofinanziati e incapaci di rattenere i propri cittadini. E quando il paziente parte, il conto lo paga la regione di origine. Poi, un dato ancora più inquietante.
Oltre un euro su due di questa mobilità finisce al privato convenzionato. Non solo trasferimento di risorse tra regioni. Una parte crescente del denaro pubblico, direttamente nelle strutture private accreditate. Il diritto alla salute diventa sempre più dipendente dal luogo in cui si nasce.
Una sanità pubblica progettata per essere universale e uguale per tutti. Oggi, un mosaico diseguale, dove i diritti si misurano in chilometri percorsi e treni presi all’alba. La politica continua a ignorare un indicatore statistico ormai simbolo crudele di un sistema che non riesce più a garantire la stessa cura a tutti i
cittadini. Un sistema dove per guarire, sempre più spesso, bisogna andarsene da casa.
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