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Economia

In Italia decollano tasse e burocrazia

Ryanair non ha tutti i torti a scagliarsi contro le addizionali comunali sui biglietti aerei: ecco perché

di Cristiana Flaminio -


In Italia decollano solo tasse e burocrazia. E finisce che pure Ryanair, una volta tanto, possa avere ragione. Perché, in fondo, non si possono dare tutti i torti al Ceo della low cost irlandese, Eddie Wilson. Quando dice che, se non dovesse pagare le addizionali municipali, la compagnia potrebbe investire fino a quattro miliardi di dollari in più in Italia. Acquistando, con una cifra che sfiora i 3,5 miliardi di euro, ben 40 aerei nuovi, capaci di trasportare fino a venti milioni di passeggeri in più all’anno, coprire 250 nuove rotte e creare ben 15mila posti di lavoro.

Tasse e burocrazia, il caso delle addizionali

E tutto questo se si togliesse un balzello da 6,5 euro (in media) che incide sui prezzi finali del biglietto, gravato dei “diritti aeroportuali”. Una battaglia, questa, di cui si parla da qualche tempo. E che vede, come ha riferito Wilson, in prima fila gli stessi scali regionali, interessatissimi a garantire alle compagnie nuovi spazi (e minori costi) per riuscire a svilupparsi meglio. Ma il tema non è certo l’addizionale comunale in sé. Certo che pensare ai Comuni che fanno cassa su tutto, persino sui biglietti aerei, fa specie. Non c’è da sorprendersi, poi, se la pressione fiscale sfiora il 40% per le famiglie. E se la mole delle tasse spaventa gli investitori stranieri. Per carità, Ryanair non è mica un tempio.

Il cortocircuito che paghiamo noi

E nemmeno è troppo disinteressata dal fare (sempre) polemica con lo Stato e gli enti pubblici e privati. Spesso e volentieri, anzi, le posizioni espresse da Wilson o, meglio ancora, dal founder Michael O’Leary, sono tanto sopra le righe quanto strampalate. Tese a un liberismo che, sicuramente, è fin troppo assoluto. Ma su questo, sui balzelli che i Comuni debbono incassare su ogni biglietto aereo, ha ragione Ryanair. Perché le tasse scoraggiano gli affari. Perché non è possibile che gli enti locali possano sperare di risolvere i propri problemi, al solito, tassando e tartassando la qualunque. Perché, poi, le tasse non rappresentano solo soldi. Ma dalle imposte, dalle gabelle, dalla pletora di tributi nasce (solo) nuova burocrazia.

Quanto ci costa la burocrazia

Che, spesso e volentieri, si tramuta nella superfetazione dei contenziosi, in un Paese in cui un ricorso al Tar è, in pratica, come una tazzulella di caffè: non si nega a nessuno. Ed eccolo, dunque, il cane che si morde la coda. Più tasse, più burocrazia. Più processi, più lentezza, più arretrato, più contenzioso irrisolto. Investire in Italia diventa, più che un’occasione di business, un terno al lotto. E a pagare, oltre alle tasse, alla lentezza dei tribunali amministrativi e delle commissioni tributarie, anche la mancanza di crescita e di nuove occasioni siamo tutti noi.


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