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Politica

In tv i territori di Sud chiama Nord e il cantiere di Più uno

Due strategie diametralmente opposte, nel racconto sul "centro" del salotto di Bruno Vespa

di Angelo Vitale -


L’inganno “televisivo” del centro: l’autonomia dei territori di Cateno De Luca con Sud chiama Nord e il cantiere di Più uno appena aperto da Ernesto Maria Ruffini con Franco Gabrielli e la benedizione iniziale di Romano Prodi.

De Luca e Ruffini da Bruno Vespa a “Porta a Porta”

Nel salotto di Bruno Vespa l’etichetta dei “moderati” del “centro” ha rischiato ieri sera di essere fuorviante fin dalla diapositiva in studio.

Ciò che è andato in scena a Porta a Porta non è stato una sfilata di centristi, ma il confronto a distanza tra due strategie diametralmente opposte.

Da un lato, Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord) che non cerca una patente di moderatismo. La sua è una scelta tattica e autonomista. Muove dai 50 sindaci siciliani per ampliare il patto con i “Sindaci d’Italia” nati ad Assisi lo scorso 4 ottobre.

De Luca offre alla maggioranza di centrodestra una sponda civica e territoriale. Un pragmatismo che ha stuzzicato i calcoli elettorali di Giorgia Meloni e già catalizzato l’attenzione al Nord tra gli scontenti della Lega. Non a caso, da Vespa, il direttore di Dire Mario Sechi ha notato come De Luca applichi a destra con intelligenza lo schema storico del “partito dei sindaci” un tempo di casa nella sinistra.

Sul fronte opposto, Ernesto Maria Ruffini prova a giocare una partita diversa col suo movimento Più Uno. Una partita dall’esito ancora incerto. L’obiettivo, esplorare e ricucire l’area di centro nel cantiere ancora incompiuto del “campo largo”. Ruffini punta alla “generosità collettiva” per federare le sigle progressiste — da Italia Viva in giù — in un simbolo unico.

De Luca muove amministratori da tempo affermati sul territorio dentro un asse con Fratelli d’Italia già siglata. L’ingegneria ipotizzata da Ruffini non ha una regia unica ed è sicuramente destinata a misurarsi con i veti incrociati tra quelli che Sechi ha chiamato i “cinque centrini” nel campo largo che ancora non c’è.

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