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Cronaca

Inchiesta cuore “bruciato”, il settimo indagato

E' una dirigente medico ora coinvolta negli approfondimenti successivi alla morte del piccolo Domenico al Mlonaldi di Napoli

di Giorgio Brescia -

Gli omaggi e le testimonianze di affetto all'esterno dell'ospedale Monaldi di Napoli, dove una distesa di fiori, peluche e messaggi ricorda il piccolo Domenico, scomparso dopo un trapianto di cuore


La Procura di Napoli ha ampliato l’inchiesta sul caso del piccolo Domenico: c’è il settimo indagato dopo la morte del bimbo due anni e mezzo a seguito di un trapianto di cuore “bruciato” a Napoli.

Tra i medici e paramedici iscritti nel registro degli indagati ora figura anche una dirigente medico del Monaldi mentre restano al momento fuori dall’elenco gli operatori sanitari di Bolzano. Gli inquirenti indagano su omissioni nelle procedure cliniche e nel trasporto dell’organo. La famiglia punta ad aggravare l’accusa da omicidio colposo a volontario con dolo eventuale. I Nas hanno acquisito documenti e si attende l’autopsia per nuovi sviluppi.

Indagati nel caso Monaldi e perché sono sotto inchiesta

La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sette sanitari per la morte del piccolo Domenico , deceduto dopo due mesi di coma successivi a un trapianto di cuore fallito presso l’ospedale Monaldi di Napoli, avvenuto il 23 dicembre 2025. Inizialmente erano sei i medici e i paramedici sotto inchiesta per omicidio colposo in concorso, in relazione a errori nelle fasi di prelievo, trasporto e impianto dell’organo.

L’ultimo iscritto è una dirigente medico dell’area trapianti del Monaldi, che non ha partecipato direttamente alle operazioni chirurgiche o all’espianto a Bolzano ma è ritenuta parte dell’organizzazione sanitaria delle procedure contestate.

Le accuse provvisorie riguardano negligenza, imprudenza e violazioni delle linee guida su conservazione e trasporto degli organi, con la famiglia che chiede di trasformare l’ipotesi in omicidio volontario con dolo eventuale.

Contestazioni principali e prove sotto esame

Gli inquirenti stanno approfondendo nell’inchiesta vari aspetti procedurali: la corretta gestione clinica del piccolo, la completezza e la coerenza della cartella clinica, la conservazione e trasporto del cuore da Bolzano poi “bruciato”: perciò il settimo indagato.

Secondo il legale della famiglia, alcuni passaggi chiave come il diario di perfusione e il via libera all’utilizzo dell’organo mancherebbero o sarebbero insufficienti, alimentando dubbi sulle scelte fatte prima e durante l’intervento.

La Procura ha richiesto un incidente probatorio, compresa l’autopsia e una perizia medico legale, per consolidare le prove su eventuali responsabilità e chiarire se il trapianto potesse essere rinviato.

Sviluppi dell’inchiesta a Bolzano

Al momento nessun sanitario dell’ospedale di Bolzano è formalmente indagato, ma gli sviluppi delle verifiche potrebbero portare a iscrizioni future. Le verifiche riguardano soprattutto il contenitore e il tipo di ghiaccio utilizzato per il trasporto del cuore, che potrebbe aver compromesso l’organo.

L’inchiesta collabora tra Procura di Napoli e forze dell’ordine nelle province di Napoli e Trento, con accertamenti anche su documentazione clinica e protocolli di trasporto.


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