Elogio dell’individualismo
Nell’accezione comune, il termine individualismo è connotato negativamente, come sinonimo di gretto egoismo, eticamente riprovevole e socialmente disgregante. Ne facciamo l’elogio non già in quest’accezione, banale e scientificamente infondata, bensì nel significato della dottrina liberale, sorprendentemente coerente con le conclusioni della teologia di S. Tommaso d’Aquino, della filosofia tardo-scolastica e della scuola di Salamanca, ossia come individualismo metodologico. La socializzazione dell’uomo, sia nella visione di Ludwig von Mises e della scuola austriaca, sia in quella di S. Tommaso e della scolastica, discende dalla natura stessa dell’azione individuale. Le due visioni convergono sulla considerazione antropologica dell’uomo, alla luce del diritto naturale.
L’uomo è soggetto di diritti e doveri
Nel quadro del personalismo cattolico, l’uomo è soggetto di diritti e di doveri, che gli vengono direttamente da Dio creatore e non dalla norma positiva, emanata dall’autorità politica; allo stesso modo l’individuo, nella Weltanschauung liberale, opera nel mercato, intessendo relazioni giuridiche di collaborazione e scambio coi suoi simili, obbedendo alle leggi della natura, mentre le norme dell’autorità politica, interferenti col mercato, ne turbano l’armonia e ne distorcono gli effetti equilibratori. Nell’uno e nell’altro filone culturale, il riconoscimento del diritto naturale porta con sè il ruolo secondario e il ridimensionamento della fonte autoritaria del diritto, in uno con la valorizzazione della soggettività giuridica (ma economica al contempo) della persona individuale.
La natura dell’uomo
L’agire sociale dell’uomo è inscritto nella sua stessa natura, come dono di Dio in un caso, come scopo utilitaristico nell’altro, ma la sua socialità non deriva in ogni caso dal socialismo di Stato. Se l’uomo può convivere in un contesto pacifico di relazioni sociali ed economiche, a prescindere dall’intervento autoritario, per la sua stessa condizione di natura, ciò significa che l’azione individuale trova da sé la sua socialità. Da qui il ruolo sussidiario dell’intervento pubblico, cui approdano alla stessa maniera la dottrina sociale della Chiesa e quella liberale-liberista.
La perdita della connotazione negativa
Sulla base di queste premesse, l’individualismo, come criterio interpretativo della realtà politico-sociale e paradigma dottrinario, perde la sua connotazione negativa. Ci dice che l’unico essere pensante, che esprime volontà e imprime uno scopo all’azione, è la persona individuale; gli aggregati umani sono composti da individui che pensano e agiscono in nome e per conto dell’insieme. Ci fa intendere l’istituzione, non come res, bensì come idea; non causa originaria, bensì effetto; non al di sopra dell’uomo, bensì a suo servizio; non espressione di assoluta imparzialità, ma della “parzialissima” contesa umana; non fine a sé stessa, bensì apparato strumentale. Insomma l’individualismo metodologico fa venir meno la statolatria. È il giusto antidoto a ogni autoritarismo.
L’egoismo dell’individuo
Ben diversamente, il socialismo, che vorrebbe porre rimedio all’egoismo dell’individuo, pospone la persona all’aggregato sociale; legittima l’interventismo di Stato, deificando l’intervento pubblico “riparatore”. Innalza lo Stato a creatore del diritto, fonte esclusiva dell’ordine giuridico e supremo arbitro del bene comune, obliterando con ciò il diritto naturale. Si perviene così all’aporia di Norimberga. Smarrita la via del diritto naturale, non si capisce in base a quali principi giuridici debbano essere condannati i criminali nazisti. Si perviene anche alla subordinazione dell’uomo, che non può opporre diritti originari al potere dell’autorità politica. La persona umana diviene secondaria per il fatto stesso che il corredo dei suoi diritti gli deriva da un’entità che non è affatto originaria, ma essa stessa derivata dall’agire umano. L’uomo innalzato a creatore arbitrario del diritto viene schiacciato dalla sua stessa creatura.
La Weltanschauung cristiana, specie nella versione del personalismo cattolico, ha bisogno del diritto naturale. S’intende che la fede cristiana non può essere ridotta a dottrina, tuttavia ha basi dottrinali indefettibili, alle quali si oppone, non l’individualismo metodologico, bensì il socialismo-collettivismo.
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