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Inganno social: fake il 41% dei followers, il marketing brucia 4 miliardi

L'ultima denuncia arriva da SemiotiGram, il laboratorio digitale del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell'Università Sapienza di Roma

di Angelo Vitale -


Nell’universo dei social media, il consenso e i followers non sono più un dato da misurare, ma un prodotto da fabbricare.

Social media, quanti followers sono veri?

L’ultima denuncia arriva da SemiotiGram, il laboratorio digitale del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma. Il post solleva il velo su una realtà inquietante.

Quasi la metà di ciò che vediamo online è un miraggio numerico, secondo HypeAuditor. Secondo i dati, il 41% dei profili social mostra attività fraudolente, trasformando la visibilità in una gigantesca messinscena digitale.

L’Ai ha preso il sopravvento

L’analisi della questione coordinata dalla semiologa e ricercatrice della Sapienza Bianca Terracciano, mette a nudo un sistema dove l’intelligenza artificiale ha preso il sopravvento.

Non parliamo più di semplici account dormienti, ma di bot ultra-sofisticati che simulano comportamenti umani con una precisione chirurgica.

Come evidenziato anche dall’esperto Marco Camisani Calzolari, il 58% di queste frodi è oggi alimentato da Ai talmente evolute da rendere la distinzione tra utenti reali e simulati quasi impossibile.

Il costo

Il danno non è solo d’immagine: si stima che oltre 4,1 miliardi di dollari di investimenti pubblicitari vengano letteralmente polverizzati ogni anno, finendo nel vuoto di account che non esistono.

Il lavoro di SemiotiGram propone una lettura profonda di quella che viene definita la “costruzione dell’audience”.

In questo scenario, il numero di follower smette di essere un indicatore di gradimento e diventa un puro segno di potere. Più la cifra cresce, più aumenta l’autorevolezza percepita, innescando un cortocircuito dove la visibilità genera consenso, anche se quel consenso è del tutto artificiale.

L’effetto di realtà

Bianca Terracciano e il suo team sottolineano come questo meccanismo produca un “effetto di realtà”: un profilo ci appare autorevole e vero semplicemente perché il numero dei suoi seguaci è coerente e plausibile, indipendentemente dalla loro effettiva esistenza umana.

Il fenomeno, che già per esempio The Economist monitora da anni, ha raggiunto nel 2026 un punto di non ritorno.

La provocazione lanciata dalla Sapienza è chiara. Non è più necessario che il consenso sia reale, basta che funzioni come se lo fosse. In un mercato distorto dove i bot “comperano” credibilità per influencer e brand, la sfida per il futuro non sarà più contare i follower, ma riuscire a scovare l’essere umano dietro lo schermo.

Perché questo ecosistema ha trasformato la popolarità in una delle più grandi e costose simulazioni della storia moderna.


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