Intervista a Vincenza Frasca, Vicepresidente nazionale di Confimi Industria
Vincenza Frasca è vicepresidente del Comitato Impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove contribuisce alla definizione delle politiche nazionali a sostegno dell’imprenditorialità femminile. Ricopre inoltre il ruolo di Vicepresidente nazionale di Confimi Industria, rappresentando le esigenze di oltre 40.000 piccole e medie imprese italiane, ed è Presidente nazionale del Gruppo Donne Imprenditrici di Confimi, impegnata a valorizzare il talento femminile e a rafforzarne la presenza nei luoghi decisionali.
Lei è vicepresidente nazionale di Confimi Industria. Qual è oggi la funzione della rappresentanza d’impresa e quali priorità porta in questo ruolo nel dialogo con le istituzioni?
“La rappresentanza d’impresa oggi svolge una funzione che va oltre la tutela di interessi settoriali. È chiamata a essere un interlocutore strutturato del decisore pubblico, capace di portare analisi, dati e proposte coerenti con la realtà produttiva. Confimi rappresenta in larga parte piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura dell’economia reale e che spesso faticano a trovare spazio nei processi decisionali. Le priorità riguardano competitività, semplificazione normativa, stabilità del quadro regolatorio e accesso agli strumenti di crescita. Il dialogo con le istituzioni deve essere continuo e fondato su contenuti concreti, non su rivendicazioni astratte”.
All’interno di Confimi lei presiede il Gruppo Donne ed è vicepresidente del Comitato Impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In che modo si tiene insieme il lavoro di rappresentanza con quello sulle politiche pubbliche e sul progetto Start We Up?
“I due livelli sono strettamente connessi. La rappresentanza consente di intercettare bisogni reali, il lavoro istituzionale permette di tradurli in politiche pubbliche. Nel Comitato Impresa Donna il confronto è tecnico e orientato ai risultati: si lavora su dati, strumenti e misure che possano incidere sulla nascita, sulla crescita e sul consolidamento delle imprese femminili. Start We Up si inserisce in questo quadro come progetto di sistema, nato dall’esigenza di superare approcci frammentati e di contribuire a una definizione più strutturata di impresa femminile, anche in chiave europea”.
Lei è imprenditrice oggi e continua a guidare direttamente l’impresa. In che modo l’esperienza quotidiana d’impresa orienta le sue scelte manageriali e la sua visione economica?
“L’impresa è il mio punto di osservazione principale. Governare un’organizzazione oggi significa confrontarsi quotidianamente con decisioni che hanno effetti immediati su persone, investimenti, organizzazione e sostenibilità economica. Questa esperienza orienta il mio approccio manageriale e rende il mio contributo, anche nei ruoli di rappresentanza e istituzionali, fortemente ancorato alla realtà. Le politiche economiche funzionano solo se tengono conto di chi opera ogni giorno sul mercato, affrontando complessità e incertezza”.
Nel suo ruolo di imprenditrice lei governa processi decisionali complessi, tra organizzazione, investimenti e sostenibilità. Che cosa significa oggi esercitare una funzione manageriale in un contesto economico instabile e in trasformazione?
“Significa assumersi pienamente la responsabilità della complessità. Le decisioni non sono mai isolate e richiedono una visione sistemica e di medio-lungo periodo. Oggi la funzione manageriale implica capacità di analisi, pianificazione e valutazione del rischio, ma anche attenzione alle persone e alla tenuta organizzativa. In un contesto instabile è fondamentale costruire continuità, investire sulle competenze e mantenere un equilibrio tra crescita e sostenibilità”.
Sta scrivendo un libro che nasce dalla sua esperienza imprenditoriale e manageriale. Perché ha sentito l’esigenza di tradurre questo percorso in una riflessione scritta e a chi si rivolge questo lavoro?
“Il libro nasce dall’esigenza di riflettere in modo ordinato su un percorso che tiene insieme impresa, leadership e responsabilità pubblica. Non è un racconto autobiografico, ma una riflessione sul lavoro e sulle scelte che accompagnano chi guida un’organizzazione in contesti complessi. Si rivolge a imprenditori, manager e a chi si occupa di politiche economiche, con l’obiettivo di offrire strumenti di lettura e spunti di analisi, senza proporre modelli precostituiti”.
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