Intervista al presidente di AICS Lazio. Giampaolo Morsa
Un raggio d’azione che va dalla solidarietà, alla cultura, dalle politiche sociali al Terzo Settore, dal turismo sociale all’ambiente, dall’attenzione verso gli emarginati ed i diversamente abili, alla protezione civile ed alla formazione. Giampaolo Morsa è attuale presidente regionale Lazio della storico Aics, Associazione italiana cultura e sport, tra i maggiori enti di promozione sportiva riconosciuta dal Coni, nonché organismo di promozione sportiva paralimpica riconosciuto dal CIP e Rete Associativa riconosciuta dal Ministero al Lavoro e alle Politiche sociali. Con lui abbiamo parlato del rapporto tra sport e giovani in Italia.
*Presidente Morsa, oggi migliaia di bambini e ragazzi restano esclusi dallo sport non per scelta ma per condizioni sociali. Quanto è diffuso questo fenomeno in Italia e che segnali vi arrivano dal territorio?
“È un fenomeno purtroppo diffuso e in crescita. AICS, grazie alla sua rete nazionale e al lavoro quotidiano di realtà come AICS Lazio, intercetta ogni giorno segnali molto chiari: bambini e ragazzi che vorrebbero fare sport ma non riescono più ad accedervi per motivi economici, logistici o familiari. Non parliamo solo di situazioni di marginalità estrema, ma di famiglie che fino a pochi anni fa reggevano e che oggi fanno fatica. Lo sport di base, che dovrebbe essere un diritto educativo, rischia di diventare un privilegio”.
Molte famiglie rinunciano a far praticare sport ai figli per motivi economici. Quanto pesa oggi il costo dell’attività sportiva e quali fasce sociali sono più colpite?
“Il costo pesa sempre di più. Iscrizioni, attrezzature, spostamenti, quote associative: tutto concorre a rendere lo sport meno accessibile. Le fasce più colpite sono quelle “di mezzo”, che non rientrano nei criteri del disagio certificato ma vivono una precarietà crescente. È lì che avviene l’abbandono silenzioso. Per questo AICS lavora da anni per mantenere lo sport popolare, accessibile, radicato nel volontariato e nel territorio”.
In diversi quartieri mancano impianti sportivi o quelli esistenti sono chiusi o inaccessibili. Quanto incide questa carenza sulle opportunità educative dei giovani?
“Incide in modo decisivo. Dove manca un impianto sportivo, spesso manca anche uno spazio di aggregazione positiva. Nelle periferie e nelle aree più fragili, lo sport è uno dei pochi presìdi educativi extrascolastici. Quando questi spazi vengono meno, il vuoto viene riempito da solitudine, sedentarietà e, in alcuni casi, disagio sociale. È per questo che AICS investe molto nel recupero sociale degli spazi e nel lavoro di prossimità”.
Spesso si parla dello sport come presidio sociale. In che modo può contrastare dispersione scolastica e devianza giovanile?
“Lo sport di base è uno strumento educativo potentissimo. Insegna regole, rispetto, responsabilità, crea appartenenza. Nei territori più fragili vediamo chiaramente che la continuità sportiva riduce il rischio di abbandono scolastico e di devianza. Non è un caso che uno dei temi centrali del nostro lavoro sia il contrasto al drop out sportivo, che spesso anticipa altre forme di esclusione”.
AICS rivendica un punto di osservazione privilegiato perché parla dal territorio. Cosa significa concretamente?
“Significa vedere le persone prima dei numeri. Significa incontrare famiglie che chiedono di pagare una quota a rate, adolescenti che rischiano di smettere perché non si sentono più accolti, volontari che tengono aperte le strutture con risorse minime. Ma significa anche vedere esperienze straordinarie di inclusione e comunità, come il Centro Tecnico Nazionale AiCS Honey Soccer City a Roma, a Macchia Saponara: un luogo dove sport giovanile, inclusione delle persone con disabilità, contrasto al drop out e socialità convivono in un unico progetto di comunità”.
Di recente è nata anche il Coordinamento EPS Lazio, una rete che unisce 11 Enti di promozione sportiva. Che valore ha questa esperienza?
“Ha un valore enorme, culturale prima ancora che organizzativo. La nascita del coordinamento EPS Lazio rappresenta un cambio di paradigma: per la prima volta la maggioranza degli Enti di promozione sportiva del Lazio ha scelto di fare sistema, superando divisioni storiche, culturali e politiche. È un segnale di maturità del mondo sportivo. La presidenza affidata a Massimo Zibellini, dirigente di grande esperienza, va proprio in questa direzione: mettere insieme competenze, risorse e visioni per costruire progetti comuni, formare dirigenti e tecnici, dialogare con le istituzioni con una voce più forte e autorevole. Per AICS questo significa rafforzare il ruolo dello sport di base come politica pubblica, non come attività residuale. Significa costruire alleanze per arrivare dove da soli non si arriva. Ed è questa, oggi, la vera sfida: trasformare lo sport in uno strumento stabile di inclusione, coesione sociale e crescita delle comunità”.
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