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Giustizia

Separazione delle carriere: l’ultima chiamata per uno Stato di Diritto

di Anna Tortora -


Intervista all’ex parlamentare Stefano Esposito: “Il CSM è diventato un parlamentino politico. Senza Riforma, il giudice terzo resta un miraggio”.

L’attuale assetto della giustizia italiana è finito sotto la lente d’ingrandimento di chi, come Stefano Esposito, ha vissuto le istituzioni dall’interno e sulla propria pelle le storture di un sistema privo di filtri tra accusa e giudizio. In questa intervista, l’ex senatore, che ha recentemente aderito al comitato “Giustizia Sì”, analizza i nodi critici della riforma, puntando il dito contro lo strapotere delle correnti dell’ANM e la deriva “giustizialista” di una sinistra che sembra aver smarrito la propria bussola garantista.

Dalla necessità della separazione delle carriere alla critica feroce contro un sistema disciplinare ritenuto inefficace, Esposito delinea i contorni di una lotta che non riguarda solo i singoli casi di cronaca, ma l’equilibrio stesso tra i poteri dello Stato.

Come si garantisce un giudice terzo se chi accusa e chi giudica appartengono alla stessa “squadra” professionale?

Semplicemente non si garantisce. Oggi in Italia il sistema è zoppo perché senza la separazione delle carriere, non la separazione delle funzioni, che sono 2 cose radicalmente diverse in Italia manca un giudice terzo. Basti guardare i dati di accoglimento delle istanze cautelari o delle richieste di rinvio a giudizio accolte dai gip/gup per capire che di fatto non esiste alcun filtro tra le tesi delle procure e il vaglio del primo giudice. Solo questo giustifica la riforma.  Ma come sappiamo non è solo questo 

L’ANM esercita ormai un sindacato di legittimità sulle leggi: la separazione è l’unico modo per sottrarre il CSM al correntismo?

L’ANM è una associazione privata che ha preso possesso del Csm come luogo di rappresentanza politica. Questo non solo è inaccettabile ma è la ragione per la quale abbiamo assistito agli scandali degli ultimi anni che purtroppo in troppi hanno frettolosamente archiviato. Il Csm è diventato il parlamentino delle correnti delle toghe che invece di svolgere i compiti istituzionali previsti dalla Costituzione svolgono attività politica impropria che spesso consiste nell’azione di contrasto all’azione legislativa dei governi. Io sono convinto che la separazione sia un primo passo per mettere ordine tra i poteri dello Stato, non per soggiogare la magistratura al potere politico, e per affrontare in modo serio i tanti problemi della giustizia italiana che non si risolveranno con la sola separazione delle carriere.

La sua vicenda dimostra che il sistema non ha anticorpi interni: il “Sì” è l’unica strada per imporre una responsabilità reale a chi abusa del potere giudiziario?

La mia vicenda è una delle tante, troppe, storie di ordinaria cattiva giustizia. Personalmente non ho coltivato e non coltivo alcun sentimento di vendetta chiedo solo che chi sbaglia paghi. Il pm che ha gestito la mia indagine, ad oggi, continua ad essere al suo posto, laddove la cassazione dovesse confermare la sanzione decisa dal Csm ci troveremmo di fronte più ad una promozione che ad una punizione. Infatti un pm che ha violato la Costituzione e parecchie leggi è stato sanzionato con il trasferimento da Torino a Milano passando dal penale al civile. Se questa è una sanzione allora io sono Diego Armando Maradona. Il sistema disciplinare attuale è privo di qualunque cedibilità ed è uno schiaffo a chi viene massacrato da indagini che non stanno in piedi. E io ho avuto la fortuna di non essere privato della libertà. Pensi a chi viene ingiustamente arrestato e incarcerato.

PD e Garantismo: Perché la sinistra ha abdicato al populismo giudiziario, regalando la bandiera dello Stato di Diritto alla destra?

La sinistra ha abbandonato e seppellito la cultura garantista che con grande fatica era tornata ad essere uno dei valori fondativi del Partito Democratico. Questa deriva populista forcaiola e giustizialista è frutto di una scelta politica precisa; alleanza a tutti i costi con i grillini, rinuncia al ruolo di forza maggioritaria e in ultimo la scelta di andare al traino dell’ANM e dei suoi 9.500 associati dimenticando che un grande partito di sinistra ha al centro del suo agire i cittadini non la tutela di interessi corporativi e di casta.

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