Iran, ucciso a Teheran l’alto ufficiale dei pasdaran Hassan Sayyad Khodaei. Raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco

E’ successo domenica, in pieno centro a Teheran. Il colonnello Hassan Sayyad Khodaei, alto ufficiale delle Guardie rivoluzionari iraniane, è stato ucciso mentre si trovava in macchina di fronte casa sua, da due uomini armati che si sono avvicinati a bordo di una moto e hanno esploso cinque colpi. Secondo Teheran il commando sarebbe poi fuggito dall’Iran dopo l’eliminazione utilizzando una barca che li aspettava nell’est del Paese. L’azione non è stata rivendicata, ma il governo iraniano sostiene che a compiere l’agguato siano stati terroristi “affiliati con l’arroganza globale”. Il riferimento implicito è a Stati Uniti e Israele e, per le modalità di esecuzione, c’è il sospetto che dietro l’esecuzione possa esserci il Mossad, i servizi segreti israeliani che in passato hanno condotto azioni simili.

Non si conosce molto del ruolo di Khodaei all’interno dei pasdaran, ma sembra che facesse parte della Forza Quds, una componente del corpo dei Guardiani della rivoluzione specializzata in operazioni all’estero (Al-Quds è uno dei nomi arabi per indicare Gerusalemme). Secondo alcuni media iraniani Khodaei svolgeva un ruolo di primo piano ed era stato addirittura il vice di Qasem Soleimani, il generale iraniano ucciso per ordine di Donald Trump il 3 gennaio 2020. Molto probabilmente l’omicidio di Khodaei si inserisce all’interno delle crescenti tensioni negli ultimi mesi tra l’Iran (e il mondo sciita in generale) e Israele. Poche ore prima dell’agguato di domenica pomeriggio i Guardiani della rivoluzione avevano annunciato lo smantellamento di una rete di spionaggio del “regime sionista”. Tra le azioni di cui l’alto ufficiale iraniano sarebbe stato direttamente responsabile ci sarebbero il tentato omicidio di un uomo d’affari israeliano a Cipro, di un diplomatico israeliano in Turchia e in generale altre azioni contro il “regime sionista” all’estero.

Il fatto che sia stato assassinato proprio di fronte a casa sua, in pieno centro a Teheran, potrebbe essere un messaggio diretto alla Repubblica islamica e alle sue attività oltre confine. Un omicidio che avrà delle conseguenze. Fonti vicine al Consiglio supremo di sicurezza iraniano parlano di “superamento di una linea rossa che cambierà molti calcoli”. Il presidente Ebrahim Raisi ha assicurato che le autorità iraniane faranno di tutto per punire gli autori dell’omicidio: “Non ho dubbi che la vendetta per il sangue di questo grande martire sarà inevitabile”. Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh: “I terroristi che hanno ucciso Khodaei pagheranno un prezzo pesante”.

E’ successo domenica, in pieno centro a Teheran. Il colonnello Hassan Sayyad Khodaei, alto ufficiale delle Guardie rivoluzionari iraniane, è stato ucciso mentre si trovava in macchina di fronte casa sua, da due uomini armati che si sono avvicinati a bordo di una moto e hanno esploso cinque colpi. Secondo Teheran il commando sarebbe poi fuggito dall’Iran dopo l’eliminazione utilizzando una barca che li aspettava nell’est del Paese. L’azione non è stata rivendicata, ma il governo iraniano sostiene che a compiere l’agguato siano stati terroristi “affiliati con l’arroganza globale”. Il riferimento implicito è a Stati Uniti e Israele e, per le modalità di esecuzione, c’è il sospetto che dietro l’esecuzione possa esserci il Mossad, i servizi segreti israeliani che in passato hanno condotto azioni simili.

Non si conosce molto del ruolo di Khodaei all’interno dei pasdaran, ma sembra che facesse parte della Forza Quds, una componente del corpo dei Guardiani della rivoluzione specializzata in operazioni all’estero (Al-Quds è uno dei nomi arabi per indicare Gerusalemme). Secondo alcuni media iraniani Khodaei svolgeva un ruolo di primo piano ed era stato addirittura il vice di Qasem Soleimani, il generale iraniano ucciso per ordine di Donald Trump il 3 gennaio 2020. Molto probabilmente l’omicidio di Khodaei si inserisce all’interno delle crescenti tensioni negli ultimi mesi tra l’Iran (e il mondo sciita in generale) e Israele. Poche ore prima dell’agguato di domenica pomeriggio i Guardiani della rivoluzione avevano annunciato lo smantellamento di una rete di spionaggio del “regime sionista”. Tra le azioni di cui l’alto ufficiale iraniano sarebbe stato direttamente responsabile ci sarebbero il tentato omicidio di un uomo d’affari israeliano a Cipro, di un diplomatico israeliano in Turchia e in generale altre azioni contro il “regime sionista” all’estero.

Il fatto che sia stato assassinato proprio di fronte a casa sua, in pieno centro a Teheran, potrebbe essere un messaggio diretto alla Repubblica islamica e alle sue attività oltre confine. Un omicidio che avrà delle conseguenze. Fonti vicine al Consiglio supremo di sicurezza iraniano parlano di “superamento di una linea rossa che cambierà molti calcoli”. Il presidente Ebrahim Raisi ha assicurato che le autorità iraniane faranno di tutto per punire gli autori dell’omicidio: “Non ho dubbi che la vendetta per il sangue di questo grande martire sarà inevitabile”. Sulla stessa linea il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh: “I terroristi che hanno ucciso Khodaei pagheranno un prezzo pesante”.

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