La doppia via della Cina con Usa e Giappone
Le mosse di Pechino dopo le prese di posizione di Washington e Tokyo
La Cina ha preso alla lettera le parole di Donald Trump e sta allargando il complesso di Lop Nur, il sito nel deserto dello Xinjiang utilizzato per i test nucleari. Secondo analisti citati dal Washington Post, l’espansione risponde alla necessità di colmare il gap tecnologico con Stati Uniti e Russia.
La sfida a colpi di testate con gli Usa
Pur disponendo di appena 600 testate a fronte delle 3.700 statunitensi e delle 4.300 russe, negli ultimi anni il Dragone ha accelerato lo sviluppo della sua forza nucleare per centrare l’obiettivo indicato dal presidente Xi Jinping di costruire un esercito “di livello mondiale” entro la metà del secolo. A Lop Nur, dal 2020, sono stati scavati nuovi pozzi verticali per test ad alta potenza, ampliate le gallerie orizzontali per le esplosioni a basso rendimento e realizzate infrastrutture di supporto.
Le autorità cinesi hanno negato qualsiasi violazione del Trattato per la messa al bando totale dei test nucleari (Ctbt), che né Cina né Stati Uniti hanno ratificato, e ribadito la propria adesione alla moratoria e al principio del “no first use”.
Prove tecniche di chiarimento tra Cina e Giappone
A Pechino c’è stato un incontro tra delegazioni di Cina e Giappone, dopo le forti tensioni degli ultimi tempi. Masaaki Kanai, a capo dell’Ufficio Asia e Oceania del ministero degli Esteri giapponese, ha visto l’omologo cinese, Liu Jinsong.
I media cinesi hanno diffuso immagini di Kanai che lascia un albergo della capitale cinese senza rispondere alle domande dei giornalisti. Al diplomatico è stata comunicata la forte irritazione per le parole della premier Sanae Takaichi su Taiwan, considerate una “violazione di un affare interno”. Dal Giappone sostengono non sia mai cambiata la posizione sull’isola.
La causa scatenante della tensione
La premier giapponese ha fatto intendere che un attacco militare cinese contro Taipei potrebbe legittimare un intervento delle forze giapponesi a difesa dell’isola. Le dichiarazioni della discordia ad oggi non sono state formalmente “ritirate”.
Gli effetti degli attriti sono ricaduti anche su turisti e studenti. La Cina ha sconsigliato ai propri cittadini di recarsi in Giappone, mentre il ministero degli Esteri del Paese del Sol Levante ha invitato alla prudenza e alla “massima attenzione” i suoi connazionali che si trovano nella Repubblica Popolare.
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