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Esteri

La lezione di Papa Leone XVI al presidente Trump

di Andrea Canali -


I Saggi affermavano: “Gioca con i fanti ma lasciare stare i Santi”. Tale monito, quasi in modo irrituale e allo stesso tempo spiazzante, riecheggia e ribalza a livello internazionale ed è di una attualità disarmante e preoccupante. L’affronto di Donald Trump dei giorni scorsi a Papa Leone XIV non ha precedenti in tempi moderni in quanto, basti pensare, che entrambi sono americani e che difficilmente nell’era moderna un Capo di Stato di religione cattolica (il Presidente Americano ha preso il 61% dei voti dai cattolici) possa rivolgersi in modo così diretto e duro all’indirizzo del Romano Pontefice.

Infatti il Tycoon ha affermato: “Non sono un fan di Papa Leone XIV, debole. Senza di me non sarebbe in Vaticano” e, in termini quasi aggressivi, ha aggiunto rivolgendosi sempre al Papa: “Pessimo in politica estera, accetta che l’Iran abbia l’arma nucleare, danneggia la Chiesa”. La risposta non risposta del santo Padre, illuminato dalla fede ed esempio per i cattolici del mondo e che della pace e dell’unità dei cristiani, ne ha fatto fin da subito la cifra stilistica del suo pontificato. Pertanto, il Santo Padre in modo elegante ha detto: “Non sono un politico” e ancora: “Io parlo del Vangelo, non ho paura dell’amministrazione americana, non entro in dialogo con lui”.

Quindi, diffondere il vangelo: che come è noto, è orientato alla pace, alla fratellanza e all’amore. Insomma, niente a che fare con la prepotenza di chi pensa di mettersi, con le sue affermazioni e le sue azioni, quasi al di sopra del Signore. Ancora quindi una riflessione da parte di Papa Leone contro i prepotenti del mondo che decidono le guerre.

La missione del Papa in Africa e la difesa degli umili

Il Santo padre ha ribadito, mentre è in Africa, che “il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne.

Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”, ha detto, lodando quanto si fa invece nella Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri ad Annaba, in Algeria. Visita fatta durante il suo viaggio apostolico, che lo ha visto in questi giorni anche nella vecchia Ippona, città di provenienza di Agostino, e anche in Camerun con folle di fedeli. Insomma, libera Chiesa in libero Stato verrebbe da dire.

Cercando nella storia bisogna tornare ai tempi di Bonifacio VIII per trovare un scontro così aspro tra un Papa e, in quel caso, l’Imperatore di Costantinopoli con a tema, proprio le guerre di conquista. Ecco che quindi che la furia -se così si può dire- presidenziale di Trump contro Papa Leone ha suscitato le reazioni dei cattolici di tutto il mondo compresa quella del Presidente della Repubblica Italiana e del Primo Ministro Italiano Meloni il quale ha definito: “Inaccettabili” le affermazione del Presidente Usa. Non solo: l’indignazione ha attraversato parrocchie, sagrestie, monasteri e palazzi vescovili, soprattutto dell’Occidente.

La fermezza dei Vescovi e il monito per i potenti della Terra

In prima linea i vescovi americani che hanno fatto sentire la loro voce in difesa del pontefice statunitense: il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Paul S. Coakley, vescovo di Oklahoma City, con una nota si è detto “sconfortato per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime. Credo che Trump debba scusarsi col Papa”.

Dal Canto suo invece il Presidente a stelle e strisce ha già comunicato che non ha intenzione di scusarsi con Prevost. Ci si augura che interverrà la diplomazia per sanare lo strappo, anche se a prescindere da questo, il richiamo è d’obbligo, ossia: “Chi si innalza verrà abbassato e chi si umilia sarà innalzato”. Monito valido per tutti, anche e soprattutto per i più potenti e ricchi al mondo.

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