La linea dell’Italia sul conflitto in Iran
I ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto oggi interverranno nuovamente in Parlamento sul conflitto in Iran e sulla più generale situazione nei paesi del Golfo. Dopo l’audizione dinanzi alle commissioni Affari Esteri e Difesa di lunedì scorso, oggi il titolare della Farnesina e quello della Difesa terranno invece le proprie comunicazioni dinanzi alle assemblee di Camera e Senato. Un appuntamento fissato dopo diverse riunioni con i ministri interessati e i vertici dell’intelligence tenutisi a Palazzo Chigi e presieduti da Giorgia Meloni. Vista l’alta tensione politica che si è scatenata a seguito dell’apertura di questo nuovo teatro di guerra in Medio Oriente, la maggioranza prova a far quadrato attorno al governo. Ai parlamentari del centrodestra è infatti giunta la richiesta di essere tutti presenti.
Previsto un voto
Anche perché agli interventi in Parlamento di Tajani e Crosetto seguirà il voto di una risoluzione che impegnerà il governo sul da farsi. Sarà dunque approvato un documento che darà al governo la linea che dovrà tenere l’Italia rispetto al conflitto e ai suoi sviluppi. Nella risoluzione potrebbe quindi trovare spazio anche il tema, che senza alcun dubbio sarà invece centrale nel dibattito parlamentare, della possibile richiesta da parte degli Stati Uniti dell’uso delle basi militari italiane. Finora sia il ministro degli Esteri sia quello della Difesa non si sono esposti in alcun modo sulla questione. L’hanno liquidata come non all’ordine del giorno in quanto nessuna richiesta in tal senso è stata formulata. Almeno per il momento. Perché in realtà presso la base di Sigonella si è registrato un certo intensificarsi del traffico aereo. C’è però anche un altro elemento che ha fatto salire la tensione.
Il conflitto in Iran e l’impegno italiano
La nota con la quale il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha informato i presidenti di Camera e Senato dell’intenzione del governo di riferire nelle Aule parlamentari ha fatto espresso riferimento alla “richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. Non solo, dunque, a un’informativa “sull’evoluzione della situazione internazionale”, come invece comunicato da Palazzo Chigi. Una circostanza che ha subito allarmato l’opposizione che non ha perso tempo nel cercare di buttare giù una propria risoluzione comune. E se oggi sul tavolo dovesse effettivamente arrivare una qualche ipotesi di fornire aiuti militari ai paesi amici coinvolti in questo nuovo conflitto, non c’è dubbio che il clima diventerebbe ancora più incandescente. Tanto più che dall’opposizione si continua ad accusare la premier di non intervenire in Parlamento in prima persona per chiarire la posizione dell’Italia.
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