Le acrobazie verbali di herr Jorgensen ma la Commissione non scuce un quattrino: solo aiuti di Stato, siamo fritti
La realtà chiama, l’Ue (non) risponde. E così in Europa si passerà, presto, da Baudelaire e Milton. Il Paradiso artificiale che è stato l’Europa, presto, rischia di diventare il Paradiso perduto. L’Ue presenta il pacchetto Accelerate Eu e l’unica cosa che sembra andare più spedita, rispetto a prima, è la corsa verso il burrone. Non cambia assolutamente nulla rispetto alle previsioni e alle indiscrezioni della vigilia. La montagna incantata (scusa, Thomas Mann) ha partorito l’ennesimo topolino burocratico. E il vagito delle misure “temporanee, mirate e tempestive” (sic!) è stato accompagnato dalla solita fanfara.
L’Ue che nega la realtà
Il gran maestro delle cerimonie è stato, oggi, il commissario all’Energia Dan Jorgensen. Che vive, letteralmente, fuori dal mondo: “Questa è una crisi probabilmente grave quanto quelle del 1973 e del 2022 messe insieme”. Eppure Fatih Birol, dg dell’Aie, si sta sgolando su tutti i media internazionali a dirci che questa di oggi è una crisi in realtà più grave di tutte le altre, addirittura messe insieme. E lo ha ripetuto pure ieri. Per l’ennesima volta. Niente da fare. Una (mezza) verità la dice pure Jorgensen: “Ciò significa che ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili, a seconda ovviamente degli sviluppi in Medio Oriente”. Ma guai a toccare i soldi.
La montagna ha partorito un topolino green
Le misure promesse sono sempre le stesse. Voucher e aiuti di Stato. Sì, in pratica solo la Germania, che ha abbastanza spazio fiscale per fare tutte le manovre che ritiene opportune, potrà fare qualcosa (e già lo sta facendo) per le sue imprese. L’Italia (e la Francia che è pure messa peggio sul fronte del debito) dovranno abbozzare. E rassegnarsi al destino di decadenza a cui ci condanna questo atteggiamento al limite della Commissione. Credere di poter combattere ciò che sta succedendo proponendo tariffe agevolate per gli autobus oppure l’acquisto di veicoli elettrici o, ancora, sconti sull’Iva per le pompe di calore è un esercizio di attaccamento a un atteggiamento che è già stato sconfitto dalla storia recente di questo continente. Pervicacemente attaccati al Green Deal e a quanto ne rimane. Naturalmente, seppur di fronte a una situazione “pericolosa”, Jorgensen ribadisce i capisaldi di Bruxelles: gli Ets sono un successo (e fa nulla se Confindustria, ieri ancora, ha chiesto per l’ennesima volta di sospenderli perché impattano sul costo dell’energia) e “neanche un molecola di gas russo” sarà acquistato più dai Paesi dell’Ue. Almeno formalmente. In Europa si passerà da Baudelaire a Milton. Sperando di non ritrovarsi, domani, a incarnare il titolo del più grande romanzo di Victor Hugo.